Concerti Magazine Venerdì 4 marzo 2005

Black widow in via del campo

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Non giudicateci male. Forse non saremo aquile, ma neanche dei perfetti imbecilli. Siamo solo piccioni. Non disprezzateci. Ci piace stare sui cornicioni dei palazzi, quelli alti e vecchi del centro storico di Genova. Ci piace guardare tutta quella gente che passa là di sotto e provare ad immaginare che vita condurrebbe se avesse un paio di ali come le nostre.

Ci piace volare con la fantasia, e non solo con il corpo. E in effetti si, ci piace anche cagare in testa alle persone. Non lasciamo mai che sia il caso a decidere quale sarà il nostro bersaglio, e ci piace non solo prendere per bene la mira, ma anche scegliere con cura la vittima. È per questo che ci piace Genova. È per questo che adoriamo il suo centro storico. È lì, esattamente in mezzo a quella via del campo ormai libera dalle puttane, ma non dagli illusi che cantò Fabrizio De Andrè, che ha sede il nostro ritrovo preferito: Black Widow.

La musica, che esce da quel piccolo e oscuro antro, è qualcosa di assolutamente curioso ed allo stesso tempo affascinante. Una vetrina minuscola e stretta, farcita di dischi, dalle copertine stravaganti e dai nomi improbabili, per noi poveri piccioni. Un piccolo negozio di musica in una città oramai globalizzata da grandi catene e piccole soddisfazioni. Un insignificante baluardo della cultura underground.

Ma se tante persone continuano ad andare in quel piccolo ritrovo, ci dovrà essere un motivo. Potrà essere per la gentilezza dei gestori, che ti accolgono con una conoscenza della materia, che potrebbe avere soltanto chi ha scelto il proprio lavoro seguendo il cuore e la passione di una vita intera. Potrà essere per la certezza che alcuni dischi non si possono trovare alla FNAC o da Ricordi, ed allora devi rivolgerti a qualcuno di cui sai di poterti fidare. Potrà essere anche per abitudine. Fatto sta che Black Widow continua ad essere un punto di ritrovo, e a restare il nostro bersaglio preferito.

È veramente un piacere svolazzarci sopra e, dopo aver preso accuratamente la mira, cagare su quei giubbotti neri, o su quei lunghi impermeabili in pelle che vanno tanto di moda da quando hanno fatto un film su un volatile che non ha assolutamente nulla in più di noi. Il corvo, tsè. Non sa neanche contare fino a quattro, un corvo. Uno, due, tre, tanti. Prima di disprezzare noi poveri piccioni, pensate a quanto possa essere stupido un corvo. E pensate anche al fatto che è stato preso a modello di vita da tanti ragazzi, da tante persone, che si vestono come un protagonista di un film dedicato a lui. È per questo, lo confessiamo, che ci piace tanto cagare in testa agli avventori di Black Widow. Per vendetta. Per rivalsa. Per puro piacere.

Un po' ci dispiace, per il negozio. A volte vorremmo planare fino su quella vetrina e discorrere con i gestori. Forse non verremmo compresi. Ma potremmo almeno tubare a tempo di musica. A volte vorremmo osservare un'intera giornata di quel piccolo negozio che è anche etichetta musicale indipendente. A volte vorremmo addirittura incidere un disco. Ed invece ci limitiamo a cagare. Ci limitiamo a bersagliare tutti quei metallari vestiti di nero, e anche un poco tristi, che passano là sotto. Se lo sono meritato, in fondo. Perché non hanno mai pensato di fare un film dedicato a noi piccioni? Cosa abbiamo in meno di un corvo? Noi sappiamo anche contare.
Uno, due, tre, quattro, tanti.

Pazuzu

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