Mamma, gli alieni - Magazine

Attualità Magazine Giovedì 3 marzo 2005

Mamma, gli alieni

Magazine - Scappare.

Da cosa non lo so di preciso, sto correndo, correndo via. Dentro casa mia io corro e mi nascondo. C’è qualcosa che mi sta cercando. Imprigionata nel mio stesso angolo di mondo, corro ma non raggiungo nessun luogo. Sto correndo sul posto, sto correndo dovunque.
Mi sento il topo e il gatto protagonisti di quell’incredibile racconto di Kafka, “Piccola Favola”.
Corro per scappare, i muri sono bianchi e non ci sono più i miei quadri. I passi riecheggiano, corro o volo? Mi guardo dall’alto e sono una bambina che salta, forse gioca a nascondino, cerca i suoi amici o vuole nascondersi. Ma è sola.
Torno nei miei occhi, sono la bambina, ma non sono piccola, sono grande e fuggo. Le stanze sono diventate infinite, spariti i muri, corro nel vuoto, volo, ho fermato il tempo e anche il respiro.
Il bianco accecante del nulla. Resto sospesa. Sento la forza del vuoto, il nulla si fa materia, lo vedo plasmarsi in una forma bianca gommosa, il nulla è zucchero glassato, bianco puro. Chi ha detto che non ha forma e colore?

Poi succede: una mano afferra la mia gamba e mi riporta nel caldo del mio letto. Sono sveglia.
E’ finito davvero questo incubo da cui non ho saputo sottrarmi?

Un suono acuto proviene dall’altra stanza.
Mi alzo, ho male alla gamba dove la mano sconosciuta mi ha afferrato, riesco comunque ad arrivare in cucina. La finestra è spalancata, eppure è inverno. Nell’aria un odore strano, non l’ho mai sentito, gli odori non si dimenticano.
Mi guardo attorno, c’è troppa luce per un giorno di dicembre. Il dolore alla gamba è diventato più forte, alzo un po’ il pantalone del pigiama e vedo due segni neri, la forma della mano che mi ha afferrata. Ho sogni dolorosi.
La luce diventa sempre più forte, nonostante il dolore cerco di avvicinarmi alla finestra per chiuderla.
Ed allora li vedo: sono in tre, sono sul mio balcone. Sono grigi, non distinguo i lineamenti del volto. Resto impietrita, ferma ad osservarli, rapita e ammirata da quelle forme sconosciute. Alieni.

Loro si voltano e mi vedono. Sorridono. S’inarca in un ghigno cattivo la fessura della bocca. Nelle loro mani appaiono dei coltelli, una voce urla “comunista” e le lame partono verso di me, velocissime, dirette, impeccabili, brillanti.

Non esisto più.

Mi risveglio. Davvero.

di Manila Benedetto


La mente di Pandora - puntate precedenti:

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