Weekend Magazine Giovedì 3 marzo 2005

Si potrebbe andare al Castello Mackenzie

Magazine - Svetta, con la sua imponente sagoma, sopra Piazza Manin, a fianco della stazione dei trenini di Genova Casella, è il Castello Mackenzie. Così, sontuoso e visibile, lo volle il suo eccentrico proprietario, Evan Mackenzie, abile ed energico uomo d’affari, che accumulò una fortuna nel campo delle assicurazioni. Il castello è un’opera piuttosto recente, realizzata tra il 1893 e il 1905, sotto la direzione di Gino Coppedè sulle struttura precedente di una villa. Il giovane architetto fiorentino la trasformò, secondo le indicazioni del committente, in uno dei maggiori esempi italiani del gusto revivalistico di fine ottocento, oggi chiamato stile Coppedè. Un’impresa decisamente riuscita, che valse al castello il riconoscimento di monumento nazionale nel 1956.

Dal 2004 questo splendido e pittoresco edifico è visitabile, ma la sua storia è stata lunga e travagliata. Dopo la morte di Mackenzie, nel 1935, il castello venne venduto e attraversò momenti di abbandono notevoli. Negli anni '80 ospitò addirittura una palestra, la Rubattino, che contribuì decisamente al degrado dell’edificio. Finalmente, nel 1986, venne acquistato dal miliardario americano Mitchell Wolfson jr. che voleva trasformarlo in un grande museo di oggetti ed opere dell’Ottoecento e Novecento. Ma complicazioni e lungaggini burocratiche affossarono il suo progetto.
L’attuale stato del castello, in gran parte restaurato, si deve alla Casa d’Aste Cambi, che ha qui una delle sue sedi e sta progressivamente rimettendo a nuovo gli interni. «È un lavoro impegnativo e anche di ricerca storica – mi spiega uno degli addetti ai lavori, che con grande entusiasmo mi illustra la storia del castello - ma per fortuna la documentazione è sufficientemente completa. Con l’aiuto di diversi specialisti stiamo ricostruendo tutto, dai pavimenti alle vetrate, ma c’è ancora moltissimo da fare, soprattutto ai piani superiori».

Il lusso esterno del palazzo trova riscontro anche all’interno. È facile capire che il Mackenzie non se la passava certo male e amava la bella vita. Basta pensare all’antica sala d’ingresso, alla quale si accede da via Cesare Cabella, che conduce, tra colonne e affreschi, ai piani superiori. «Sistemare questa sala è complesso – mi spiega la guida – le difficoltà di riscaldamento hanno provocato condensa, umidità e danni agli affreschi. E questo è solo uno dei problemi che andranno risolti». I dipinti alle pareti, realizzati da Coppedè in persona, saranno sottoposti a lunghi interventi. Lentamente, grazie all’impegno della Casa d’Aste, tutti i piani stanno subendo la stessa sorte, ma l’opera è lunghissima e dispendiosa.
Le sale già restaurate risultano splendide e cariche d’atmosfera, anche se solo una parte minima degli arredi è originale e, tra le stanze, si osserva tanto materiale appartenente ai lotti della Casa d’Aste. La visita, che coinvolge una parte dei 4000 metri quadrati del castello, rivela scorci bellissimi sulla città, grandi sale da pranzo, tavernette, studi e addirittura una stanza con una piccola piscina interna riscaldata e una sauna. Dal tetto, l’ultima tappa, si ammira ancora di più la struttura dell’edificio ornata di merlature, piccoli cortili e dalla grande torre che svetta oltre i 40 metri di altezza.

Il castello si può vedere solo con visite guidate, della durate di circa un’ora e mezza, dal lunedì al venerdì alle 9, 10.30 e 12. Per i gruppi è necessaria la prenotazione. L'ingresso costa 7 euro, 5 euro il ridotto. Vi si accede dalle Mura di San Bartolomeo, sopra la stazione del trenino di Casella.

In alto, inquadratura del castello nel suo insieme dalle Mura di San Bartolomeo. In basso, un particolare del magnifico atrio, con colonne e affreschi in restauro.

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