Magazine Lunedì 28 febbraio 2005

Eraclito tra Occidente e Oriente

Eraclito di Efeso, uno dei più misteriosi e affascinanti pensatori greci. Diogene Laerzio, il biografo “ufficiale” dei filosofi antichi, lo dipinge come un nobile superbo e sprezzante della massa, uno che ha scritto la sua opera con uno stile oscuro perché fosse accessibile solo a pochi eletti. Non ebbe ruoli pubblici, anzi, si isolò sulle montagne mangiando bacche ed erbe selvatiche, finché non morì di idropisia. Ma a circa duemila e cinquecento anni di distanza, i suoi scritti sono considerati uno dei maggiori lasciti della storia del pensiero. È da poco uscita la seconda edizione dei frammenti eraclitei tradotta e curata da Angelo Tonelli (Feltrinelli). Eraclito – Dell’origine raccoglie e riordina gli aforismi che ci sono pervenuti, affrontando di petto un tema molto controverso della storiografia filosofica: l’influenza delle religioni orientali sulle origini della filosofia greca.

Avere a che fare con testi ed autori così lontani non è certo cosa facile. Si lavora per ricostruire un puzzle di cui molti pezzi sono inesorabilmente perduti. Tonelli si è occupato in prima persona della traduzione, ha diviso i pensieri in quattordici pseudo-capitoli (Dedica, Del fuoco cosmico, Il divino – Coniuncto oppositorum, Pólemos e Díke, Mutando riposa, Sophía – Il distacco, Frammenti polemici, Frammenti gnomici, Apollo e Lógos, Della conoscenza, Del risveglio, Della via, L’eccellenza e il premio, Dell’anima, Nel mistero) che indicano i concetti fondamentali del pensiero eracliteo. Sarebbe inutile spiegarli in poche righe, un suicidio. Meglio concentrarsi sull'aspetto centrale dell'edizione.

Dell’origine tratta della Natura, del Cosmo (un'altra traduzione intitola la raccolta di frammenti proprio Della Natura), ma non solo. In centoventicinque frammenti è racchiusa la summa del pensiero di Eraclito: dalla creazione all’etica, dalla conoscenza all’anima. È nelle ultime sezioni – quelle sulla conoscenza, sull’anima e sul compito del sapiente - che si inserisce la tesi di Tonelli: alla grecità del filosofo si aggiungerebbe una forte componente orientale.
Nell’introduzione non mancano riferimenti ai Veda e Upanisad indiani.

Molti grecisti (come Giovanni Reale e Giorgio Colli, quest'ultimo maestro proprio di Tonelli) hanno rifiutato questa tesi, preferendo evidenziare le peculiarità della filosofia occidentale o al limite un parallelismo tra le due culture. Altri hanno seguito questa strada: lo studioso di Lerici vede nella ritualità, nei misteri, negli aspetti sacrali del pensiero eracliteo (non dimentichiamo che Eraclito era un iniziato, un sacerdote dei misteri orfico-dionisiaci) un forte legame con quelli del lontano Oriente, soprattutto per ciò che riguarda la coscienza dell'unità di tutte le cose in un unico Divino.

È una ricerca che si gioca sul dettaglio e centinaia di approfondimenti. Roba da professionisti su cui è meglio non azzardarsi ad aggiungere pareri. Chiuderei piuttosto con una delle "freddure" dell'efesino:
per gli umani, che accada loro quel che vogliono non è la cosa migliore.
di Daniele Miggino

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