Magazine Sabato 26 febbraio 2005

Il male di vivere secondo Cerami

Sorridente, disponibile, un po’ emozionato. Così è apparso ieri, venerdì 25 febbraio, ai genovesi che hanno partecipato alla presentazione del suo nuovo libro, La sindrome di Tourette (Garzanti). Si tratta di una raccolta di storie i cui personaggi sono affetti da quel “male di vivere” fatto di depressione, tic nervosi e disturbi ossessivi. E per l’autore questo è il punto di partenza che lo tradurrà ad analizzare il complesso animo umano.
Scrittore, dunque, ma anche sceneggiatore di grandi successi cinematografici e teatrali. Come dimenticare le sue numerose collaborazioni con Roberto Benigni – con il quale ha condiviso il successo internazionale de La vita è bella – con Marco Bellocchio (Salto nel vuoto e Gli occhi, la bocca), Francesco Nuti (Tutta colpa del paradiso) e Gianni Amelio (Colpire al cuore, I ragazzi di via Panisperna e Porte aperte, vincitore dell’Oscar europeo).

Anche il primo libro di Cerami, Un borghese piccolo piccolo, è diventato un film che, diretto da Mario Monicelli, ha visto protagonista nientepopodimenoche Alberto Sordi.
«Questo è l’anno di Vincenzo Cerami», afferma nel corso dell’incontro genovese Sergio Buonadonna, che ha presentato l'autore insieme a Margherita Rubino, docente universitaria e presidente dell'Associazione Buonavoglia, al critico letterario e filologo Giorgio Bertone e ad Oliviero Pontedipino della casa editrice Garzanti.

L’anno teatrale di Cerami si è aperto con il recital Lettere al metronomo e con Il comico e la spalla, lo spettacolo che va in scena in questi giorni al Teatro Duse. Ma anche il cinema lo vedrà presto protagonista: Cerami ha infatti scritto la sceneggiatura de La tigre e la neve, il nuovo film di Benigni.
Ma nella Sala Porta Soprana di via D’Annunzio si preferisce parlare di letteratura e di quello che i relatori considerano un libro da non perdere: «Una scrittura simile a quella teatrale, agile e brillante», dice de La sindrome di Tourette la Rubino, «i racconti hanno esiti inaspettati: un dramma che il lettore si aspetta ma che non avviene mai; oppure la sorpresa nel constatare che la sorpresa non c’è».

L’analisi di Bertone si sofferma sul problema della depressione, che Cerami vuole evidentemente curare: «I racconti analizzano le relazioni umane e sono terapeutici». Sono molti, nel libro, i riferimenti alla psicanalisi: «Cerami sceglie di descrivere la realtà per quella che è, mostrandoci tutto il tragico e il contraddittorio della nostra vita quotidiana».
«Parlare di depressione è pericoloso», risponde Cerami: «Studiando la sindrome di Tourette ne ho scoperto gli aspetti buffi e quelli drammatici: dal desiderio irrefrenabile di dire parolacce alla “passione per gli spigoli”, che porta i malati a dare testate contro i muri», scherza Cerami, e continua: «con questo libro ho voluto raccontare delle storie senza storia: un gioco, la scommessa di descrivere l’evolversi di ciò che mi sta intorno attraverso un continuo lavoro di ricerca sulla lingua».

Ma quali sono le nevrosi di Cerami? «Ne ho molte», risponde lui, «la timidezza è una di queste. Ma mi piacciono e le difendo: sono sempre stato un introverso, ma non andrò in analisi per questo».
La cura ideale per lui? Foglio bianco e penna: «La scrittura, e la poesia in particolare, rappresentano per me un punto di partenza. Il cinema e il teatro sono una contaminazione».

Nella foto in alto, da sinistra: Giorgio Bertone, Vincenzo Cerami e Margherita Rubino nel corso dell'incontro.
In basso: un momento dello spettacolo "Il comico e la spalla".

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