Siamo ancora luddisti? - Magazine

Attualità Magazine Martedì 15 febbraio 2005

Siamo ancora luddisti?

Magazine - Prendo spunto dall’incontro dedicato alle Letture Scientifiche di martedì 8 febbraio, dove la vice direttrice del Secolo XIX, Erika Della Casa, intervistava , Presidente dell' , per soffermarmi sugli aspetti occupazionali legati all'attività portuale.
Nel dibattito sembrava prevalere un sentimento di rimpianto verso il vecchio porto con 8 mila portuali a maneggiare balle, casse e rinfusa; oggi poche macchine hanno sostituito quel faticoso esercito. Ma questa è la conseguenza generale dell'evoluzione tecnologica, non a caso a metà dell'800 nacquero molti movimenti, quale il luddismo, che si opposero alle macchine per difendere l'occupazione; successivamente divenne chiaro che l'occupazione cresceva proprio grazie agli investimenti e all'evoluzione tecnologica.

È pertanto interessante capire come è cambiato il meccanismo occupazionale; infatti la manipolazione portuale di competenza operaia che, come ricorda la parola stessa, era attività manuale, è quasi interamente scomparsa (sia nei container che nella merce varia) ed è stata sostituita da una attività impiegatizia connessa alla gestione dell'intero ciclo di trasporto intermodale.
L'intermodalità è proprio uno dei pochi settori in sviluppo nell'attuale era della delocalizzazione industriale e offre una significativa occupazione che, per i grandi porti europei, è nell'ordine delle centinaia di migliaia di unità: 170 mila Amburgo, 300 mila Rotterdam, ecc. Genova con infrastrutture adeguate può legittimamente, per cultura e posizione geografica, aspirare a essere uno di questi porti con un possibile aumento occupazionale di oltre 100 mila persone. Esiste però una differenza sostanziale rispetto al passato; infatti allora l'occupazione operai era "obbligata", cioè tante tonnellate tanti posti. Oggi, invece, l'attività gestionale impiegatizia è "libera": può realizzarsi là dove passa la merce o altrove.

Un esempio: L’armatore Messina, quando lavorava a La Spezia, dava lavoro a 400 unità, 200 a La Spezia, 200 a Genova. Il traffico di La Spezia produce occupazione ad Amburgo, quello di Voltri a Singapore, Ginevra, ecc. L'occupazione sarà tanto maggiore, quanto più elevata sarà la localizzazione della catena logistica, cioè operatori locali dell'intermodalità marittima. Quest'occupazione libera è soggetta a forti circoli viziosi: tende a concentrarsi tutta nei punti di eccellenza del settore. Smettiamo dunque di sognare l'occupazione operaia della "merce varia", ricordo di un passato che fortunatamente non esiste più, perché vorrei trovarli oggi 8 mila genovesi disposti a "manipolare" sacchi e balle!
Cerchiamo invece di catturare l'occupazione "libera" del futuro, e utilizziamo il nostro immenso patrimonio costituito dalla migliore posizione portuale in Europa e dalla cultura acquisita in sette secoli di attività nello shipping internazionale.

Bruno Musso

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