L'Ereditiera di Arturo - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Tosse Lunedì 14 febbraio 2005

L'Ereditiera di Arturo

Magazine - E bravo Arturo.

Nei panni dell’intraprendente quanto sorniona Zia Lavinia, l’attore e regista di questa Ereditiera, (testo di Annibale Ruccello e Lello Guida), Arturo Cirillo, fa in scena quel bello e cattivo tempo che non poteva fare tra le quinte nel suo ruolo di regista. Ottima orchestrazione di sette attori per otto personaggi su un testo parodico d’eccezione in cui tutto e tutti - dalla letteratura alla drammaturgia, dall’attorialità alla letteratura, fino ai luoghi comuni - vengono citati, ripetuti e viziati.

La storia è piuttosto classica: una giovane e ricca signorina di buona famiglia, tale “Caterina Morlicchio” - nell'intelligente intepretazione di Monica Piseddu - orfana di madre, ha una dote che fa gola a molti, ma è timida e impacciata e, soprattutto, ha un padre, Don Benedetto Morlicchio (Rosario Giglio), che preferirebbe non separarsene, dalla dote s’intende. Accanto ai due una zia, la cui aspirazione è vedere la nipote maritata come tutte le altre. Cugini (smorfioso impareggiabile, Michelangelo Dalisi, soprattuto nel ruolo femminile di Margherita) e servi sottolineano ora l’una ora l’altra delle due posizioni, insinuando nella storia altre possibili versioni del racconto.

Ma qual è l’intenzione di questa parodia, di questa costruzione nuova che tanto deriva da altri testi (che Gérard Genette direbbe ipotesti): umoristica, critica o poetica?
Ognuno ci legga la sua. Basti sapere che sempre il caro Genette ricordava che l’etimo di Parodia conduce a “contro canto”.

Regista e attore di indubbio talento, Cirillo (che proprio con L’Ereditiera si è guadagnato il Premio Ubu 2004 per la miglior regia e il Premio Associazione Nazionale dei Critici di Teatro 2003/2004) confeziona uno spettacolo in cui niente e nessuno resta fuori. Cirillo non opera tagli ad un testo noto anche come Napoli-Hollywood... un’ereditiera?, fino a questa produzione restato inedito, ovvero non incluso nella raccolta del 1992 degli scritti di Ruccelli. “Il gioco è quello dell’assemblaggio”, scrive Cirillo, “e della citazione per assonanza delle parole o dell’argomento”, il che dà vita ad un contenitore che si può leggere come un’insolita farsa, un’ottima mascherata, un originale scherzo carnevalesco in cui tutto vale. Non scappano dalla mischia nemmeno citazioni al piccolo schermo che rientra anche lui sulla scena con i suoi generi ibridati: il reality mescolato alla situation comedy, o la soap che non disdegna il varietà.

E bravo Arturo, una volta ancora, perché in questa goldoniana commedia – si parla di sapori, e non di autori - recupera tutta la tradizione napoletana non solo attraverso una recitazione in dialetto partenopeo, ma anche attraverso una particolare attenzione alla mimica e, non da ultimo, con la presenza del servo di casa e di scena, Pulcinella (Salvatore Caruso). E i costumi, di Gianluca Falaschi, non fanno che aiutare il tutto.

E bravo Arturo.

Nella foto piccola l'attore e regista Arturo Cirillo. Nella foto grande sopra un momento corale dello spettacolo

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