Tutto nero l'Edoardo II di Latella - Magazine

Teatro Magazine Teatro Duse Lunedì 14 febbraio 2005

Tutto nero l'Edoardo II di Latella



Lunghe tuniche sacerdotali nere.
Il teatro usato come luogo e non come palcoscenico.
Poca musica, poca luce.
Vanno in “scena” testo e azione, dove anche la parola si fa azione nella regia rigorosa di Antonio Latella. È l'Edoardo II di Christopher Marlowe.
Testo duro, ma unico non censurato all'epoca.

Spettacolo già definito dal Corriere della Sera "il capolavoro di Latella".
Ed effettivamente ottimo sotto tutti i punti di vista.

Il plantageneto Edoardo II, sale al trono nel 1307, e dà scandalo con il suo favorito Piers Gaveston, presto preso di mira dai nobili che non ne sopportano il potere. Caduto in una congiura, Gaveston finisce sul patibolo. Al suo posto si fa spazio un altro favorito, Hugh le Despenser, detto Spenser. Il re allontana dal trono la regina Isabella, che cospira con i nobili e trova in particolare appoggio e conforto in Mortimer. È la guerra civile. Edoardo, sconfitto, finisce nella Torre di Londra dove si consuma quello che è stato definito "il grido più agghiacciante della letteratura inglese".

La cupezza delle stoffe nere (abiti e scene) domina e sottolinea un testo volutamente ritradotto (da Letizia Russo) e adattato (dal regista) in cui è stata esaltata la parola grezza, la brutalità del linguaggio in personaggi assettati di potere. Ecco spiegato il perché dell'inusuale cartello “Sconsigliato ai minori di 14 anni” sul cartellone. Certo alcune scene, per altro finemente giocate sul movimento e la postura dei corpi, restano estremamente forti e disgustose nel loro messaggio, ma sublimi quando i corpi di due uomini – Gaveston (Marco Foschi) e Spencer (Enrico Roccaforte) - si intrecciano e si penetrano in una danza che è anche atto sessuale.

Molta dell’azione si svolge a sipario chiuso, contro il rosso porpora delle tende, ma anche nel corridoio principale della platea, a fianco e sopra una bara di legno verso cui – in vari momenti della storia - tende la corona. Il palco, svilito della sua valenza “scenografica”, è uno dei luoghi che ospita la recita, che a sua volta si trasforma nei molti luoghi della trama. L’unica scenografia sono i corpi degli attori - tutti sempre in scena - e le lunghe tende nere che fanno da pareti e fondali in cui, senza sforzo, si celano gli interpreti.

La regia di Antonio Latella è pregnante. Niente viene tralasciato, tutto rientra in un gioco più complesso di lettura e interpretazione che ritorna al pubblico senza retorica ma come essenzialmente valutato. Il testo - nella traduzione proposta da Letizia Russo – contribuisce ad ispessire il nero, la crudezza, la brutalità e la doppiezza della corte dei nobili, contrapposta alle parole romantiche del re e del suo amante Gaveston.

Nel ricco e ben fatto programma di sala - che tra l’altro include il testo nella nuova traduzione e un’intervista al regista – foto di alcuni pesci spada, squartati e ancora sanguinolenti, in attesa di spedizione. Foto che intramezzano il testo, prima dell'album fotografico dello spettacolo, ribadendo ancora sulla truculenza di questo racconto.

Edoardo II
da Christopher Marlowe
traduzione Letizia Russo
interpreti Danilo Nigrelli, Alessandro Quattro, Annibale Pavone, Marco Foschi, Nicola Stravalaci, Matteo Caccia, Rosario Tedesco, Enrico Roccaforte, Cinzia Spanò
costumi Annelisa Zaccheria
luci Giorgio Cervesi Ripa
suono Franco Visioli
adattamento e regia Antonio Latella

Nella foto: una scena dello spettacolo

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