Magazine Lunedì 14 febbraio 2005

Oltre i muri

Magazine - A prima vista sembrano una piccola troupe televisiva all’opera; due ragazzi che armeggiano con attenzione attorno a quella che appare come una normale telecamera, forse un po’ vecchia, davanti ad alcuni antichi edifici. Riprendono cose apparentemente senza importanza, pezzi di muro, finestre, angoli di palazzi. Ma lo scopo di questa operazione è molto più complesso di quanto potrebbe sembrare.
Simona e Corrado di si occupano infatti di monitoraggio e analisi dei monumenti, e quella che maneggiano è una termocamera, ovvero uno strumento in grado di rilevare le minime variazioni di temperatura.

Chiedo subito informazioni a Corrado Poggio, tecnico elettronico, 32 anni, che utilizza lo strumento. Come funziona questo metodo di indagine?
«La termocamera rileva anche variazioni di un centesimo di grado e può dirci, per esempio, se sui muri di un edificio ci sono delle lesioni nascoste, evidenziate dalle infiltrazioni di aria a temperatura diversa dallo sfondo. Per questo dobbiamo muoverci la mattina o alla sera, quando la temperature degli edifici cambia, e fornisce un quadro dinamico che la telecamera può rilevare. Quando vediamo qualcosa di interessante la salviamo sulla memoria dell’apparato. Poi andiamo in ufficio ad analizzare meglio i dati».

Li ho seguiti durante una loro azione sul campo. Lo strumento è in effetti sorprendente: sotto la facciata di un antico edificio si intravedono i mattoni, i difetti dell’intonacatura, vecchi lavori di restauro. I tubi dell’acqua calda e i caloriferi attaccati al muro spiccano come vulcani in eruzione contro le pareti ancora fredde.

Le applicazioni del sistema sono davvero tante. Chi sono i vostri clienti?
«Abbiamo cominciato con l’edilizia storica», mi spiega Simona Mazzotti, anche lei 32 anni, laureata in conservazione dei beni culturali con tesi sull’analisi non distruttiva che le ha fatto conoscere questa tecnologia e Corrado. «Possiamo dare molte informazioni sullo stato di un monumento senza dover scrostare o danneggiare i muri, come si faceva qualche anno fa. Come hai visto si vede anche molto bene la dispersione termica degli edifici o qualunque apparato che produca calore. E infatti adesso ci stiamo allargando all’edilizia abitativa. L’interesse c’è, ma il sistema è decisamente poco noto, e abbiamo bisogno di un po’ di pubblicità per aumentare il giro».

Dopo averlo visto all’opera non sembra un oggetto così complicato, questa termocamera... Ma la tecnologia alle spalle è molto sofisticata e di derivazione militare, poi adottata nel settore industriale con l’abbassamento di costi e ingombri durante gli anni ‘90. Un’oggetto del genere non è quindi alla portata di tutti. Come avete fatto ad entrare in possesso di uno strumento del genere senza investimenti troppo limitanti?
«Abbiamo avuto un grande aiuto dall’Incubatore di imprese per l’Alta Tecnologia e l’innovazione, promosso dal Comune di Genova – spiegano entrambi – che ha dato una mano alle imprese hi-tech con sede in Val Polcevera. Ma strumenti a parte, bisogna avere un bel po’ di esperienza per interpretare al meglio i dati. Non basta puntare e guardare...».

Foto sopra, Simona e Corrado all'opera con la telecamera. Sotto, termografia di un edificio con scala temperature. Si vede bene, in rosso sotto la finestra, il calore generato da un termosifone sul muro dell'abitazione.

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