Magazine Giovedì 10 febbraio 2005

Siamo antologie viventi

Di fronte a un’antologia alcuni lettori sono piuttosto sospettosi. Selezione, compendio, estratto: non è roba da loro. Meglio una bella opera omnia. Anche se non la si legge si ha l’impressione di avere tutto sotto mano. Niente gli sfuggirà.
È proprio sulla realtà di questi concetti (tutto, niente, opera omnia, selezione, parte...) che il medesimo lettore avrebbe cominciato a dubitare fortemente dopo aver sentito – mercoledì 9 febbraio 2005 - presentare la sua ultima raccolta di poesie, Mikrokosmos, edita da Feltrinelli.

Il volume è una selezione dei lavori di Sanguineti nel periodo compreso tra il 1951 - anno di esordio - e il 2004. Erminio Risso, ormai da anni curatore del poeta, dice: «Un’antologia, di solito, è raccolta didattica o manifesto. Mikroksmos vuole, invece, essere il più possibile un volume autonomo». Il titolo stesso - che riprende l'omonima opera di Béla Bartók ma accenna anche al linguaggio scientifico - dà l'idea di questa autosufficienza. Come si fa a fare un libro così? Si prendono le poesie, esse stesse danno il senso di questa autonomia e della completezza del volume a cui appartengono. Scelta non facile, a cui Sanguineti ha voluto partecipare il meno possibile, per non influenzare, ma non rinunciando a suggerire qualche componimento. Il libro è diviso in due sezioni: una sezione con le raccolte scelte e un’altra con quelle d’occasione. Si parte con Laborintus (1951) e si arriva a Cose (2001), fino a Vingt ans après (2004).

Quando Sanguineti prende parola, siamo all’inizio di una breve lectio su poesia e antologie.
«La poesia è fatta apposta per essere antologizzata – dice il poeta – chi è che legge un libro in versi dall’inizio alla fine?». E poi, prosegue, a pensarci bene questa frammentarietà investe anche il nostro essere: «in un certo senso siamo antologie viventi: selezioniamo, manteniamo nella memoria certe cose e altre no, viviamo di frammenti, a volte sbagliando. Ricordiamo pochi versi, li ricombiniamo». Insomma, siamo ben lontani dall’essere un’Io compatto e coerente. In questo libro vengono montati, a mò di cinematografo, materiali "usati". La novità non sta stanto nel verso quanto nella sua rappresentatività.

Il variantista Sanguineti non ha paura della frammentazione, e nemmeno di diventare obsoleto: «una poesia si corregge scrivendo un’altra poesia», dice. Ogni composizione è strettamente legata al momento in cui è scritta. Prosegue, «quando pubblico godo, mentre l’inedito mi tormenta perché suscettibile di continui cambiamenti».

Si può ben dire che Mikroksmos sia un biografia sui generis, dove si trovano, non certo in ordine cronologico, aspetti della vita di Sanguineti: il suo diventare nonno, la passione giovanile per il ballo, i suoi viaggi, i versi (tantissimi) dedicati alla moglie.

Noi internettiani non potevamo fare a meno di riportarvi una sua poesia ironica sui nuovi linguaggi telematici, estratta da Cose (i996-2001). Mi scuso in anticipo, ma è impossibile riprodurre la formattazione originale del testo:

il mio messaggio dice così:
maggiore di due punti, meno parentesi aperta (>:()

tu mi rispondi, invece:
due punti meno di (che è d maiuscola) (:-D):

allora:
due punti e un asterisco: e chiudo la parentesi (:*)): e poi due punti e apostrofo, meno parentesi aperta (:'-():

ma tu correggi, finalmente, un po',
con due punti, meno parentesi aperta (:-():

dopo due punti, ormai, sono una sbarra
obliqua, e metto, in mezzo, un meno (:-/):

e adesso, CIAO: non ti internetto,
non ti chatto più (ripeto: CIAO e CIAO): GRIDO IL SILENZIO, MUTO:


Nella foto: Edoardo Sanguineti
di Daniele Miggino

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