Magazine Martedì 8 febbraio 2005

In risposta a Manila

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Manila, come sempre, coglie con intelligenza e apparente semplicità aspetti significativi della realtà. L’emarginazione degli esordienti scrittori dalla possibilità di essere pubblicati, della quale Manila parla in “Suicidio della letteratura”, è una questione antica, ma vera.
Forse, è tuttavia più corretto parlare di omicidio. Non un omicidio splatter, ma in stile Corte di Maria Antonietta, con quelli fuori dalla porta che crepano di fame, mentre chi è “dentro” mangia brioches.
Ma gli assassini non sono solamente gli editori.

Spesso chi chiede un contributo per pubblicare un esordiente non è un vero editore, ma (al di là delle etichette che si dà) è solamente uno stampatore, che vende all’autore la stampa del libro e, per due soldi in più, ci mette anche una presentazione sfigata. Non c’è niente di male: questi stampatori assolvono la funzione sociale di gratificare poeti, drammaturghi o romanzieri della domenica, quindi a loro modo dispensano felicità. Uno scrittore minimamente intelligente, anche se esordiente, può capire da solo che questo è un binario morto, esattamente come un ciclista che vuole diventare professionista non si considererebbe mai tale perché si è iscritto al Trofeo Fantozzi.

Il problema è invece che, anche quando un piccolo editore crede in te e ti pubblica senza nessun contributo, il suo sforzo si infrange nell’ignavia di distributori menefreghisti e di librai attenti solamente all’ultimo libro di chiunque sia reso noto dalla televisione. Un piccolo editore “non stampatore” può ancora credere nella letteratura e negli esordienti ma, se è snobbato da chi deve vendere il libro, finisce per essere penalizzato quanto l’autore che ha pubblicato. Il piccolo editore, inoltre, non è in grado di fare grossi investimenti in pubblicità, ha spesso difficoltà a lasciare i libri in conto vendita, e non può imporre il titolo alle librerie come fanno i grandi editori, quindi, pur con tutta la buona volontà del mondo, è come un vaso di coccio sotto i cingoli di un carro armato.

La via giusta è quella di editori locali come i Fratelli Frilli che, con un impegno eccezionale, riescono a pubblicare molti esordienti, facendosi carico di risolvere in prima persona ogni problema del sistema, ma si tratta di esempi assolutamente isolati e legati alle particolari capacità di singoli individui, quindi non generalizzabili.

Torniamo così, da questuanti, sotto le mura delle fortezze dei grandi editori, che sono tuttavia alte e invalicabili, proprio perché assediate dalla massa indistinta di chi crede di aver scritto il romanzo del secolo, nella quale è impossibile distinguere chi lo ha scritto veramente da tutti gli altri. Forse, se si riesce a conoscere qualcuno nel Palazzo, potrai entrare da una porticina di servizio, ma è comunque difficile, perché nello stesso tempo il portone viene aperto, in una logica di potere poco condivisibile ma ineluttabile, per le carrozze degli amici degli amici e di chi sventola tessere di varia natura.

Così il cerchio si chiude.
Forse, per un esordiente consapevole e determinato, la soluzione è una sola: fai qualsiasi cosa per essere scelto per il Grande Fratello, quando sei in diretta ti cali le braghe e fai un proclama demenziale, poi ti incateni a De Ferrari per andare a cena con la Lecciso così ti invitano da Costanzo. A quel punto scrivi in due giorni un libro di barzellette, i grandi editori si picchieranno per pubblicarti e sarai una star con il sedere in copertina, in tutte le vetrine delle librerie.
Se farai così è possibile che dopo, se non avranno paura di infangare la tua immagine, ti permettano anche di pubblicare il tuo vero libro.

di Marco Lagazzi

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