A tu per tu con Bia - Magazine

Attualità Magazine Martedì 8 febbraio 2005

A tu per tu con Bia

Magazine - Per una strana casualità, intorno a novembre, una giornalista del Washington Post chiama e mi chiede il recapito di Bia Sarasini. Glielo procuro nell’arco del pomeriggio. Qualche mese più tardi mi ritrovo con il numero di Bia in tasca e, dopo una riunione di redazione, con il compito di farle un’intervista. Come accade spesso con chi di professione scrive, incontro prima il giornalismo di Bia e il suo CV. In breve, ha scritto e condotto programmi per RadioTre di cultura e informazione; è stata direttrice di NoiDonne e oggi è freelance, consulente e collabora, tra l’altro, con il Secolo XIX di Genova.
Ma Bia oggi è anche genitrice, insieme ad altri, di un nuovo sito: .

Quando la incontro di persona mi si affollano molte domande, perché Bia è anche una femminista storica. Cerco di fare ordine e parto dal nuovo sito. Da un paio d’anni, forse quattro se si contano i discorsi preparatori, Bia ha messo in piedi questo "spazio comune" insieme ad altri tre giornalisti: Monica Luongo, Alberto Leiss, Letizia Paolozzi – tutti con un passato a L’Unità - con l’intento di occuparsi della stampa e in generale dei media «da quella angolatura particolare che tiene conto del rapporto uomini e donne». «Un tema - spiega Bia - di strettissima attualità, ma allo stesso tempo poco riflettuto. Il nostro è un lavoro di tessitura». Se oggi l’obiettivo di DeA è di essere settimanali, «il desiderio - chiarisce Bia - è quello di diventare quotidiani». Grafica scarnificata, domina la parola scritta: bianco, grigio e nero. Una dea Cyborg arrivata direttamente da Metropolis, veglia sull’acronimo e accoglie: dea che esprime un essere al femminile alto, sì, ma immaginario. Ci sono 6 rubriche: locale/globale – relazioni politiche, dal quartiere al mondo; rosa/nero – uomini e donne nella cronaca di tutti i giorni; merci/desideri – produrre e consumare tra pubblico e privato; reale/virtuale – informazioni, deformazioni, spettacoli, culture; anima/corpo – benessere, malessere, la scienza, lo spirito, la vita; storie/corsivi - racconti di persone, polemiche ad personam. Ognuno di questi titoli, cliccandolo, fa colorare l’elmo della dea con l'unico, giocoso colpo di colore (azzurro, rosa, giallo, verde, rosso, nero).

«Siamo in una fase di passaggio - continua a raccontarmi Bia - Abbiamo raggiunto i 3000 iscritti alla nostra newsletter, che inviamo almeno una volta la settimana. Fino ad oggi il lavoro è stato del tutto spontaneo e volontario, sostenuto esclusivamente da noi. Siamo tutti del mestiere, quindi la redazione è dispersa, ma il lavoro lo organizziamo senza problemi attraverso telefonate e messaggi. Stiamo facendo alcune valutazioni: esistiamo e siamo letti, i rapporti con altre realtà si sono moltiplicati e così gli scambi. Forse è arrivato il momento di dare un assetto stabile alla redazione, prevedendo anche di fornire servizi per terzi».

Bia, che è genovese di nascita, ma “esule”, come dice lei stessa, ha mantenuto un rapporto costante con la sua città attraverso il giornalismo, la partecipazione a convegni e i legami con i collettivi. Sul 2004 è estremamente positiva: «Prima sapevamo che Genova era bellissima, ma gli altri no. Oggi se ne sono accorti tutti. Il programma è stato ricco e vario da vera Capitale della Cultura». E la comunicazione? «Forse un po’ discontinua, ma il marchio è stato molto visto». La mostra più bella? «Quella sull’architettura. Meno sentita da fuori, ma verso cui ho trascinato più amici perché ricca, completa, insolita e innovativa».

Non posso trattenermi dal farle una domanda un tantino retorica, ma che forse può esemplificare un percorso e un modo di vivere al femminile. Chi è oggi Bia? «Sono donna, madre e anche moglie, nonché giornalista. Quello che mi ha guidato nella vita è stata la passione. Ho fatto anche una gran fatica, in molti momenti. Ho dovuto far entrare l’organizzazione nella mia vita. Ma devo dire che con le amiche ci siamo anche molto aiutate». Bia ricorda episodi e anedotti della sua amicizia con le donne e trova che oggi forse è questo che si dovrebbe recuperare: quel legame. E gli uomini? «Munirsi di attenzione e attesa. Hanno molto da dire, ma non ci si deve aspettare che lo dicano. Sono piuttosto afasici, spaventati e violenti. Tre aspetti che non necessariamente coincidono, ma che mostrano come lo sforzo d’immaginazione da parte loro è ancora scarso».

Capisco, mentre lei parla, che c’è qualcosa che mi distrae e mi porta fuori tema di continuo. Bia è una femminista. Bia è amabile ma non docile. Bia è forse quella persona con cui più di una volta avrei voluto sedermi per dilungarmi sul femminismo, confrontarmi sul significato e il senso che deve avere oggi, nell’attualità, e come rapportarsi o indirizzare le giovani donne che spesso non ci si riconoscono e qualche volta lo temono. Cosa fare in un quotidiano che, seppur molto migliorato, continua a scontrarsi con un’educazione e un contorno ancora fortemente permeati di misoginia, maschilismo, prevaricazione più o meno forte degli uomini sulle donne?

«Non piagnucolare come una bambina», dice la nonna al nipotino, «comportati da ometto».
«Ma cosa fai, giochi con le bambole?», dice un cameriere in pizzeria al bambino in compagnia di due amichette e due Barbie. Di colpo il bambino, arrossendo, trasforma il gioco - sereno fino a quel momento - in un aggressione forzata alla bambola e una minaccia alle sue compagne di gioco. Tutto finisce in lacrime. Le Barbie, nel confronto, si sono sciupate il vestito «che non si può più aggiustare», piagnucola una delle due bimbe.

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