Concerti Magazine Venerdì 4 febbraio 2005

Musica e zen: Hosokawa al Teatro Modena

Magazine - Non sono pochi (anzi, a dire il vero sono i più) coloro che chiedono, andando a un concerto di musica "non di consumo", d’essere appagati da una serie di conferme, attraverso l’ascolto passivo di un repertorio rigorosamente conosciuto, che non necessiti di quasi alcun tipo d’impegno intellettuale. I programmatori delle stagioni musicali solitamente sono costretti, per motivi di botteghino, ad omaggiare anche (e talvolta soprattutto) questa tipologia di utenti.
Smaccatamente controcorrente è la politica culturale della Fondazione Spinola, una realtà decisamente particolare, che si preoccupa di offrire ai genovesi la possibilità di ascoltare nuova musica. Questa l'ottica dei concerti degli anni scorsi dedicati a Sollima e a Kurtág e – a partire dal 2004 – il “Progetto Hosokawa”.
Domenica 6 febbraio, al teatro Modena, seconda tappa del progetto dedicato al più grande compositore contemporaneo giapponese: un incontro col mondo poetico di Toshio Hosokawa, attraverso il Quartetto d’archi francese «Diotima» (già vincitore del Diapason d’or de l’année nel 2004 e considerato fra i più autorevoli quartetti a livello mondiale specializzati nel repertorio contemporaneo).
La serata (a ingresso libero! E’ consigliabile però prenotare, lasciando il proprio nominativo presso la segreteria telefonica della Fondazione al numero 010 566353) si aprirà alle 19.45 con un’introduzione all’ascolto a cura di Enzo Restagno (il musicologo firma anche l’ampio saggio accolto nel programma di sala). Seguirà un aperitivo e, alle 21, il concerto.
Il programma comprenderà le Six Bagatelles op. 9 di Webern, il Quartetto per archi in do diesis minore op. 131 di Beethoven. E tre pagine di Hosokawa (Urbilder, Floral Fairy, Silent Flowers).
Toshio Hosokawa (1955) è celebrato nel mondo come uno dei più visionari compositori della contemporaneità. Allievo ed erede spirituale di Takemitsu, Hosokawa da oltre vent’anni stupisce il mondo con la profondità lirica del suo linguaggio che, anche attraverso la trasfigurazione di stilemi orientali - non ultima la liturgia buddista e la filosofia zen - riesce ad essere universalmente comunicativo.
Risalente al 1980 è Urbilder (Immagini originarie), il secondo Quartetto per archi firmato dal Maestro Hosokawa all’epoca in cui, venticinquenne, si stava perfezionando in Germania sotto la guida di Klaus Huber. Il brano, che evidenzia un talento formato ed originale, già mostra la «spiccata attitudine a interpretare i suoni come trascrizioni dei problemi filosofici». Suddivisi in cinque sezioni disposte secondo un preciso ordine di simmetrie, le «Urbilder» propongono l’idea centrale della complessità del singolo suono: spaccare l’unità del singolo suono per scoprire che al suo interno contiene molti elementi… Idea che l’Occidente attinge dalla scienza acustica, mentre l’Oriente pratica "filosoficamente" da tempi immemorabili...
Al 1998 risale il Quartetto Silent Flowers, commissionato dal festival di Donaueschingen. Scrive l’autore: «Il titolo dell’opera è tratto da due diverse arti tradizionali giapponesi. La prima è quella dell’Ikebana (…). La seconda fonte di ispirazione mi è venuta da un libro sul teatro Noh scritto da Zeami (…). Silent Flowers, il mio terzo quartetto, l’ho composto basandomi su questi pensieri sul tempo e sullo spazio che appartengono alla tradizione delle arti giapponesi. Al tempo stesso sono stato anche influenzato dalle Sei Bagattelle di Anton Webern e dal quartetto di Luigi Nono “Fragmente Stille an Diotima” (…)».
Infine, la recentissima Floral Fairy, pagina quartettistica realizzata nel 2004, che propone un ulteriore sviluppo nella poetica del grande maestro nipponico.

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