Concerti Magazine Giovedì 3 febbraio 2005

Una clonazione riuscita

Già l’anno scorso, al Teatro Genovese, lo spettacolo Musical Box aveva generato in me una certa indecisione. Bisognava cedere alle lusinghe della cover band che avrebbe suonato il repertorio storico dei Genesis o dare ascolto al critico scetticismo verso il mondo delle tribute bands, considerandole una perfida devianza del mondo musicale indirizzata verso l’acritica e malata ingordigia dei fan incalliti?
Con il nuovo tour dei Musical Box il dubbio si è riproposto. Ma le resistenze hanno ceduto di fronte alle critiche positive raccolte, e anche dal fatto che molti membri dei Genesis, tra i quali Gabriel (il più credibile artisticamente), hanno approvato le performances live del gruppo tributo, concedendo loro anche le immagini e i materiali originali utilizzati nel tour del 1974.

Lo show rappresentato in questo tour è quello di The Lamb Lies down on Broadway, disco del 1974, l'ultimo con Peter Gabriel, che per molti risulta essere uno dei lavori più interessanti e sperimentali, ma forse anche uno dei più trascurati, data la lunghezza e la maggiore spregiudicatezza compositiva.
Lo spettacolo comincia poco dopo le 21, in un Mazda Palace affollato di un pubblico non sempre giovane e molto composto. L’atmosfera è notevole, tanto che, se si perdesse la cognizione spazio temporale, parrebbe di assistere al concerto degli autentici Genesis. E anche la riproposizione scenica è veramente accurata, grazie al supporto delle immagini e dei costumi originali. Vengono rappresentate con fedeltà le movenze, le presentazioni e i bizzarri siparietti di Gabriel tra un brano e l’altro.
La clonazione è totale anche dal punto di vista musicale e Gabriel/Rael, il personaggio protagonista del surreale concept album, ci conduce attraverso i classici con una perfetta imitazione della voce del cantante e del suono del gruppo.
Nel concerto del Mazda Palace hanno brillato particolarmente le versioni di The Chamber of 32 doors, con i suoi molteplici temi musicali, The colony of slippermen, con il clone Gabriel vestito da amorfo e la sognante Ridin the scree (con tanto di riproposizione del "Here we go", propria delle esibizioni live, prima dell’ultimo bridge strumentale). A queste si sono aggiunti i classici, come la splendida ballata Carpet Crawlers, the lamb…Back in N.YC. e In the Cage, forse una tra le poche che nella clonazione ha perso la forza dell’originale.

Alle 23,30 il concerto si chiude, fedele alla scaletta della tourneè del periodo, con la suprema The Musical Box, autentico capolavoro del gruppo, e Watcher of the skies con tanto di relativi travestimenti del vecchietto libidinoso e del pipistrello.
La clonazione ha raggiunto una notevole perfezione filologica ed esecutiva, che non lascia indifferente chi vole scoprire come suonavano i migliori Genesis. E dimenticare l’imbarazzante zombificazione di quello che resta degli originali.
Lasciate ogni dubbio voi che entrate…

Paolo Bollero

Nelle foto: due momenti dello show

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