Vent'anni e non sentirli - Magazine

Mostre Magazine Museo di Villa Croce Lunedì 31 gennaio 2005

Vent'anni e non sentirli

Magazine - Mercoledì 2 febbraio 2005 il Museo di Villa Croce compie 20 anni.
L'inaugurazione risale infatti al 2 febbraio del 1985 che aprì le porte della villa con la mostra Astrattismo in Italia nella raccolta Cernuschi Ghiringhelli. 1930-1980, dedicata ad una delle più importanti collezioni private italiane, restata in deposito presso il Museo fino all'acquisto da parte del Comune di Genova nel 1990.

L'invito è a festeggiare con lo staff a partire dalle 17 negli spazi della mostra “Attraversare Genova. Percorsi e linguaggi internazionali del contemporaneo. Anni ‘60/’70”. Per l'occasione avrà luogo la performance inedita “Gloryhole dell'artista Angelo Pretolani. Al termine brindisi nello Spazio Tenda allestito nel parco.

L’edificio di Villa Croce, scelto dall’Assessore Attilio Sartori e da Guido Giubbini, allora dirigente del Servizio Beni Culturali del Comune e poi Direttore del Museo sino al giugno 2003, per dotare finalmente Genova di una struttura museale destinata all’arte contemporanea, fu oggetto di un restauro conservativo curato dall’ingegner Giovanni Cecconi del Servizio Edilizia Pubblica del Comune con la partecipazione dell’Architetto Gianfranco Franchini relativamente agli arredi del Museo e della Biblioteca specializzata aperta al pubblico.
Da allora il Museo ha realizzato 153 mostre con una politica espositiva che si è andata modificando negli anni: dalle grandi mostre di circuito della seconda metà degli anni ’80 alle mostre dedicate agli artisti genovesi e liguri (che in seguito a donazioni hanno incrementato le pubbliche collezioni d’arte contemporanea di oltre 3500 opere), alla più recente programmazione. Questa è essenzialmente legata alle ricerche di stretta contemporaneità o ad aspetti particolarmente significativi delle ricerche artistiche internazionali del ‘900, con un sempre più chiaro indirizzo a proporsi come luogo di incontro e laboratorio delle culture contemporanee e dei suoi diversi linguaggi: dalla videoarte alla fotografia, dalla performance alla musica alla poesia sperimentale.
Il Museo ha lavorato e lavora per costruire una rete cittadina, nazionale e internazionale che, senza trascurare le finalità di documentazione e conservazione della ricerca artistica genovese e ligure, gli consenta di collocarsi nel contesto delle istituzioni nazionali e internazionali specializzate nel settore e, al tempo stesso, di fornire ai cittadini un adeguato servizio di informazione sulla situazione artistica contemporanea.

GLORYHOLE. Performance di Angelo Pretolani.
La performance di Angelo Pretolani non è certo una performance allegra o ludica come qualcuno potrebbe aspettarsi da una serata di compleanno. D’altro canto sta nel DNA dell’arte contemporanea (e del museo che la accoglie e la promuove) occuparsi di noi e del nostro tempo e quindi anche dei suoi aspetti più inquietanti e angosciosi come indispensabile antidoto e ironico controcanto alle ritualità celebrative e mondane che pure fanno parte del “gioco dell’arte e della vita”.
Gli occhiali-cappio attraverso i quali l’artista guarda il mondo quale appare nell’onnipresente schermo televisivo sono un evidente invito a guardare, e a vedere, oltre l’apparenza delle cose nell’attesa di un’improbabile catartica esplosione che non a caso cita il Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni.
Alla pluralità ed eterogeneità di significati della parola Gloryhole, di seguito elencati in una sorta di scherzoso lemmario, Pretolani sostituisce il senso di un processo mentale che si compie davanti agli occhi dello spettatore nel tempo breve dell’azione.
di Sandra Solimano

Gloryhole è il nome di una piccola cittadina del Nevada. Un film del 1968 ha questo nome (un western classificato B-movie), una branca della filosofia contemporanea (a place for storing otherwise homeless stuff) e anche Umberto Eco, forse ironicamente, si è occupato di questa parola (1), ma soprattutto con questo termine si intende il gioco fetish praticato in certi locali hard in America come in Europa. Una piccola stanza - gloryhole letteralmente significa sgabuzzino, bugigattolo - con un buco nella parete attraverso il quale viene fatto passare un anonimo fallo, un membro maschile
di Angelo Pretolani

(1) Umberto Eco su internet il 24/11/2004: "... gloryhole, sinonimo di elevata cultura, per ora americana speriamo presto anche qui da noi".

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