Weekend Magazine Giovedì 20 gennaio 2005

Le illusioni di Michele Canzio

Magazine - Capita spesso che siano gli stranieri a ricordarci quali gioielli abbiamo qui in città. Passeggiando tra le vie del parco di Villa Pallavicini è facile sentire parlare tedesco e inglese. Infatti il romantico e fotogenico laghetto, simbolo della villa, è stato in bella mostra sulle pagine di tante riviste e libri, anche all’estero, come emblema del giardino romantico italiano.

Non c’è dubbio che, fin dall’inizio, l’intero parco venne concepito per stupire. La villa, voluta dal doge Gio Battista Grimaldi, fu, a cavallo tra sette e ottocento, la residenza di Clelia Durazzo, botanica di fama, che già si occupò del giardino, impiantando qui diverse piante di grande valore. Nella prima metà del XIX secolo, però, il parco venne ulteriormente trasformato dal progetto del geniale architetto e scultore Michele Canzio. Nella nuova impostazione il giardino divenne una sorta di sceneggiatura teatrale divisa in tre atti: si intraprende un viaggio nel folto del bosco, a diretto contatto con i piaceri della natura, poi, attraversando scenografie medioevali, si rievoca la storia e la fragile dimensione umana, per recuperare di seguito la serenità (per una lettura più in dettaglio delle allegorie vedi ).

Ma anche senza voler approfondire tutto, una passseggiata nel parco è una bellissima e rilassante esperienza in ogni stagione: si attraversano viali punteggiati da architetture neoclassiche e rustiche, circondate da palme, foltissime siepi di camelie e maestose piante tropicali, come gli alberi della canfora, le araucaria o i cedri del Libano.
Quando, dopo la visita alla parte alta del parco, si arriva alle grotte (le barchette di cui si parla non ci sono, non cercatele, almeno per ora...) la sorpresa diventa assoluta. All’uscita dall’antro si sbuca infatti sulle sponde del celebre laghetto, con tempietti e ponticelli che si affacciano sulle acque solcate dai cigni. Nella scenografia di Canzio questo era il paradiso riconquistato, una sintesi tra il “bello umano” e la natura. Adesso è anche il punto dove tutti fanno la foto di rito.

Che il parco fosse un gioiello non era certo una sorpresa. La novità per me è stata la visita al , recentemente migliorato. Può dare l’idea di quei musei “parcheggiati” in una delle tante dimore storiche, invece si tratta di un'esposizione che, per quanto piccola, risulta interessante e ben presentata. Lo scheletro di orso delle caverne, sapientemente collocato nella prima sala, saprà catalizzare subito l’attenzione di tutti e preparare alla sfilza di reperti che seguono: strumenti, armi, monili recuperati dalle sepolture paleolitiche (come quella, più nota, del "Principe delle Arene Candide") e, più avanti, ceramiche greche a figure rosse, bronzi etruschi, vasi, gemme romane e anche qualche pezzo egizio.

Se avete abbastanza tempo può essere una buona formula passare prima al nuovo con le sontuose serre tropicali, proprio sotto la villa, per poi visitare il parco e chiudere con una veloce visita al museo.

Il parco è aperto martedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 9 alle 19; sabato e domenica dalle 10 alle 19; lunedì chiuso. Ingresso 4 Euro per il museo e 3 Euro per il parco. L’orto botanico è aperto solo la mattina.
Per saperne di più: Villa Pallavicini a Pegli, l'opera romantica di Michele Canzio, 1998, Sagep.

Foto sopra - Uno degli scorci più celebri del parco della villa: il laghetto
Foto sotto - Lo scheletro di orso delle caverne ospite del Museo di Archeologia

Oggi al cinema

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