Concerti Magazine Lunedì 17 gennaio 2005

Genova d'autore? No, sì, forse...

Magazine - Eppure che sono andato nel negozio di , ho aspettato mezz’ora, perché tutti erano in fila per fare la foto imbracciando l’Esteve di . Eppure c’è chi fa centinaia di chilometri per vedere solo via del Campo. Eppure molti fanno la seguente equazione: Genova=canzone d’autore. Quanto è considerato questo fenomeno dalla città? Poco, a giudicare dallo spazio dedicatogli dal 2004.
Nell’ultimo anno sono state fatte moltissime belle cose, e non si poteva pretendere di farci entrare tutto. Tuttavia, visto che si tratta di «uno degli aspetti più caratterizzanti della Genova recente», come dice Lorenzo Coveri, docente di linguistica presso l’Università di Genova, la cosiddetta “scuola genovese” che parte da Bindi e arriva a Manfredi, meriterebbe qualcosa in più.

Andrea Guglielmino pensa ad un luogo fisso dove raccogliere tutti i materiali di cui la città dispone: «Pensa che un giorno è venuto Gigi Riva a Genova. Uscendo da Palazzo Ducale ha detto “ora me ne vado al Museo De Andrè”. Ma quale? Fino a poco tempo fa ci aveva pensato Gianni Tassio, in modo assolutamente volontario, a creare una sorta di galleria. Ma oggi che lui non c’è più si pone il problema di non perdere quel patrimonio». E non c’è mica solo De Andrè: «sono anni che cerchiamo di intitolare una strada a Luigi Tenco, ma non c’è nulla da fare».

Bisogna fare per forza un Museo? Non è l’unica soluzione. Con tutte le strade, le piazze, gli angoli di Genova che sono stati cantati, ci sarebbero chilometri e chilometri di percorsi della musica da organizzare. Oppure si potrebbe fare un centro studi. Ah, no, quello l’ha già fatto Siena. Sì, Siena, che si è beccata tutto il materiale della . E non è che Dori Ghezzi ce l’abbia con Genova: «Dori aveva lanciato l’idea di fare una cosa simile nel Palazzo della Borsa, ma il progetto è andato in fumo», dice Coveri.

L’importante, dicono gli appassionati, è fare qualcosa che resti, una mostra e poi, forse, qualcosa di fisso, come un luogo espositivo e un sito internet.
«La scuola genovese ha ormai tre generazioni», dice Coveri, «la prima, con Natalino Otto, Bindi, Tenco, Lauzi, Paoli e De Andrè. Poi quella di Fossati, Baccini, Prudente. Infine, Manfredi, la Pastorino. Se non si fa qui una cosa del genere, non vedo dove si potrebbe fare».

C’è un progetto che, nonostante sia ancora in fase “cantieristica”, si impegna a realizzare queste cose. La Provincia ha aderito: «Stiamo pensando di fare qualcosa per valorizzare l’epoca d’oro degli anni ’50 e ’60. L’idea ci interessa e siamo in attesa di provvedimenti concreti. Per ora siamo l’unico ente locale che si è mosso in questa direzione», dice l’Assessore Maria Cristina Castellani. Quella che sembra una discussione rivolta al passato è invece molto attuale, perché riguarda anche i cantautori più giovani e gli spazi dedicati alla musica in città. Ma su questo c’è altro da dire, e se restate nei dintorni vedrete che avremo delle novità.

Nella foto: Luigi Tenco

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