Con Bebo e Renato per capire - Magazine

Teatro Magazine Teatro Gustavo Modena Venerdì 14 gennaio 2005

Con Bebo e Renato per capire

Magazine - La nave fantasma di Giovanni Maria Bellu e Renato Sarti
con Bebo Storti e Renato Sarti
regia Renato Sarti
scenografia Emanuele Luzzati
musiche Carlo Boccadoro

Al Teatro dell’Archivolto – Sala Mercato – fino a sabato 15

Loro lo chiamano: cabaret tragico. Sono Renato Sarti e Bebo Storti e con raccontano la vicenda del battello F174, pieno di immigrati (provenienti dal Pakistan, dall'India e dallo Sri Lanka), affondato nel Natale del ‘96 a poche miglia dalla costa siciliana.
Il loro - direi io - è teatro epico. Puro.

Attraverso testimonianze dirette e documenti, Renato e Bebo ricostruiscono la tragica vicenda che causò 283 vittime e che le autorità (prima un governo di sinistra, poi uno di destra) hanno relegato nell’ombra fino all’inchiesta del quotidiano La Repubblica, cinque anni dopo.

Non c’è finzione nella pièce, eppure Renato e Bebo la creano; non ci deve essere immedesimazione, eppure la provocano e la portano oltre chiamando gli spettatori in scena; non ci sono grossi impianti scenici o scenografie eppure le inventano con cassette della frutta, mollette, bicchieri e coppette dell’Ikea, ma anche proiezioni e disegni di Lele Luzzati; non c'è niente del teatro che non sfruttino e, come recita la maglietta di Bebo, anche la commedia dell'arte fa capolino.

La serata si sviluppa lungo otto scene – contravvenendo ovviamente alle unità aristoteliche di luogo, tempo e azione per contentare a fondo Brecht - per una durata complessiva di due ore e quaranta di spettacolo che - liberi di non crederci - scorre via con grande agilità tra improvvisazioni, entrate e uscite dal personaggio, satira politica, imitazione dei format TV, clownerie e monologhi da orazione civile, in un equilibrio volutamente imperfetto e formalmente spurio che, però, finisce per far accordare ogni elemento come in una partitura musicale.

È pieno zeppo di sbavature, questo spettacolo, e se ne vanta, perché sono tutte cercate e costruite senza mascherature.
È il teatro che guarda lo spettatore negli occhi e vuole essere guardato, senza filtri, veli o cataratte. È espressione di una cruda verità che deve essere recepita, riflettuta e vomitata senza bavagli, griglie, preconcetti o freni di alcun genere. C’è da ridere e molto, ma in scena c’è un morto mangiato dai pesci, una testa che rotola, una carta d’identità che riemerge dalle acque e parla di “persone umane” svanite nel nulla del mare, di politici ignoranti che rivestono i loro discorsi di insulti xenofobi e dicono di essere "moderati"; c'è Portofino che si staglia al fianco di Porto Palo, con la sua storia tragica e fortemente mediatica della contessa Francesca Vacca Agusta: per una sola persona, 720.000 righe dei 90 quotidiani, 105 minuti delle sole cinque edizioni del TG1, sommati a riviste, altri numerosi minuti di trasmissioni TV e radio dedicate; nonché elicotteri nei cieli, sommozzatori nei mari, rocciatori, vigili del fuoco e la lista è ancora lunga. Per la tragedia di Portopalo alcuni articoli su pochi quotidiani e niente e nessun altra comunicazione per 283 morti.

Quelle della storia, quella vera consumata il giorno di natale del '96, sono vittime che avevano un nome e un cognome, una famiglia e destini molto diversi. Vennero trattati più come bestie che come umani. Vittime, prima derubate di soldi, poi della vita; maltrattate, tenute in condizioni igieniche estreme e condotte alla morte con una pistola puntata o, in alternativa, per via del portello della stiva chiuso ermeticamente sulle loro teste.
Come per altro è successo e succede a molti altri.

È narrazione documentata di un evento. È svelamento della finzione. È coinvolgimento del pubblico, chiamato ad uscire dal convenzionale stato apatico della propria poltroncina, che lo vuole silenzioso e plaudente, per metterlo in scena. È un teatro che si rivolge a tutti, non ad un èlite – come sottolinea lo stesso Sarti in scena – è un teatro che spiega e che vuole far riflettere, senza per questo perdere il suo spirito di evento dedicato all’intrattenimento.

A proposito, non applaudite, è risposta non gradita, meglio che battiate i piedi alla fine.

Nelle foto alcuni momenti dello spettacolo

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