Reduci esce dal cassetto e va in scena - Magazine

Teatro Magazine Teatro del Ponente Mercoledì 12 gennaio 2005

Reduci esce dal cassetto e va in scena

Magazine - Reduci
di Marco Giorcelli e Aldo Ottobrino
regia Giulio Costa
con Marta Bettuolo, Emanuela Guaiana, Edoardo La Scala, Davide Lora, Stefano Eros Macchi, Roberta Pazi
produzione Quinlan - Arkadis
sabato 15 al Teatro Cargo, ore 21

L’avevamo lasciato nel cassetto, tempo fa, per la precisione nel 2002 (leggi la presentazione di , loro II° lavoro).
Scritto nel 2001, oggi Reduci, commedia grottesca (come la definisce Aldo, uno degli autori), esce da quel cassetto con stile: intasca un premio - - che significa la messa in scena e quindi la vita a cui ogni testo teatrale aspira. Per la prima volta lo scritto a quattro mani di Ottobrino e Giorcelli va a finire in altre mani registiche e attoriali, che Aldo conferma essere ottime. Aldo racconta che il testo aveva già fatto capolino online sul sito www.dramma.it e in una lettura scenica al Festival Andersen di Sestri Levante. Aspettava tuttavia un’occasione, che è arrivata – ironia della sorte – da Reggio Emilia. Ironia perché buffamente il simpatico “word” tutte le volte che scrivi la parola "Reduci", ti dà le prime due lettere maiuscole “RE”, indicando quella provincia italiana. Fesserie a parte, una volta vinto il premio e capito che la produzione doveva essere locale, Marco Giorcelli si è ricordato di un amico, Giulio Costa, di quelle parti. E così la sorte ancora furbotta si immischia di certe faccende e alla lunga scopre le sue trame che, in questo caso, hanno sortito interessanti risultati. Il premio UAI, infatti, è gemellato con un famoso premio statunitense, il BOA Festival di San Francisco, dedicato alla drammaturgia. Una maratona di quattro settimane, di cui l’ultima dedicata alla drammaturgia italiana. E quindi Reduci sarà presto anche tradotto e rappresentato negli USA. “E sono cose che fan piacere”, dice fuori dai denti Aldo, che racconta della presenza a Reggio Emilia del direttore artistico del BOA e della sua scelta fra gli altri del loro testo: “sono cose che fanno un certo effetto”.

“Reduci nasce dal pensiero”, spiega Aldo, “che si possa rappresentare la vita e allo stesso tempo dimostrare che la vita è teatro”. La commedia ruota intorno alla storia di una famiglia (padre, madre e due figli) in cui si scopre che il padre ha ancora poco da vivere. Questo spinge l’uomo a tentare un’ultima carta per smuovere il figlio Cris (diminutivo di Crisantemo) dalla profonda apatia in cui si è calato. Il padre ingaggia un’attrice che si deve fingere infermiera, ma il cui compito è impartire una lezione di vita al figlio, perché capisca che vale la pena vivere la propria opportunità.
”Parla di cose che sentiamo vicine. L’apatia è una specie di piccola morte, una forma di difesa e un rintanarsi in un microcosmo, quello familiare, che ha già digerito i tuoi difetti. È un gioco di teatro, un modo per dire che fare l’attore permette forse di uscire da quell’altra recita, quella della vita.”
Giulio Costa, il regista, è un coetaneo di Aldo e Marco, “un ragazzo in gamba”, conferma Aldo e continua: “ci siamo incontrati alcune volte, abbiamo parlato del testo e ho trovato in lui una forte urgenza, la voglia di fare teatro”. Insomma li ha convinti e non sono due facili. Il cast è tutto scelto da Giulio e anche su questo Aldo conferma l’impegno e la bravura di tutti. Modifiche? “Giulio ha scelto di tenere tutti gli attori sempre sul palco e di presentare due scene in contemporanea", afferma Aldo, "Il resto è identico.”

In questo momento Aldo e Marco sono in tournée a Bolzano con una produzione dello Stabile, L’Alchimista, di Ben Johnson, (regia di Jurii Ferrini), ma bolle in pentola qualcosa di cui Aldo mi vuol dire pochissimo. Ormai Aldo e Marco sono amici da quasi otto anni, si sono conosciuti tra le scene del Sogno di mezza estate, in una produzione estiva del Teatro della Tosse. Il lavoro di attore per Aldo e di tecnico delle luci per Marco li impegna molto, ma questa loro esperienza di scrittura a quattro mani è senz’altro piacevole: “non costa niente, ed è soprattutto un bel modo per vivere le nostre passioni”. Ergo, continuano. Ma, questa volta, il progetto è un po’ più articolato. “Ci siamo già visti più volte”, riesce a dirmi Aldo, “e ci siamo anche già incontrati con alcuni attori che potrebbero lavorarci. Si procede con letture varie, ma anche improvvisazioni. L’idea è quella di un monologo, ma siamo talmente ancora in divenire che potrebbe cambiare tutto. ”Sul tema trattato: no comment, perché “magari scopriamo che viriamo e andiamo a finire da tutt’altra parte, quindi è inutile adesso anticiparti qualcosa. È un lavoro di ricerca molto stimolante, ma non sappiamo dove ci porterà”.

Le foto, di scena, sono di Giovanni De Sandre.

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