Concerti Magazine Martedì 4 gennaio 2005

Via del Campo: il mondo di Faber

Sono andato a comprare Via del Campo, libro dedicato a Fabrizio De Andrè, ai carruggi, a Genova e agli ammiratori che arrivano da ovunque per lasciare un segno d'affetto al cantautore. L'ho comprato nel negozio-museo di Gianni Tassio (proprio in via del Campo), che oggi non c'è più, ma che per anni ha contribuito a creare il mito di Faber.

Vale la pena descrivere l'acquisto, che è durato più o meno mezz'ora. Non lo dico per lamentarmi. È che la gente arriva in questo piccolo tempio da tutto il mondo, si ferma a guardare i cimeli, fa la foto imbracciando la chitarra di Fabrizio, scrive il proprio nome su una sigaretta e la lascia in un portacenere stracolmo. Se la prendono tutti con calma, e Daniela (la moglie di Gianni) si dimostra molto ferrata nel continuare la mitologia deandreiana. «Dài suonaci qualcosa che sennò si arruginisce!», dice a un ragazzo molto emozionato che posa con la Esteve. E lui intimidito: «No no, meglio di no».

Arriva il mio turno. Prendo l'edizione economica (22 Eu). Ce n'è un'altra "speciale", a tiratura limitata e numerata, che costa il triplo. «Tanto ci son scritte le stesse cose», mi dice Daniela per tranquillizzarmi. Meno male...

Santina Barrovecchio è l'autrice di un lungo racconto che ripercorre - a volte in modo surreale - le suggestioni, le immagini e le storie che il cantautore genovese ha lasciato nelle proprie canzoni.
A supporto delle parole ci sono un sacco di belle foto, prese dall'Archivio Storico Mauro Storari e da quello del Museo De Andrè di via del Campo. Mentre nel racconto ci si perde un po', le immagini ipnotizzano dalla prima all'ultima pagina.

Ci sono poi tantissime delle dediche lasciate a Faber nel negozio Tassio. Sono, ovviamente, di tutti i tipi. Ne cito solo alcune: "Parola, quando tiro le cuoia se di là c'è qualcosa tu sei il primo che vengo a cercare" di Daniele 54. Oppure la perentoria: "I tuoi genitori hanno dato la vita, Dio la morte, Gianni Tassio l'eternità".

Qualcuno si è fatto migliaia di chilometri per arrivare in via del Campo, come Daniel da Buenos Aires, che scrive semplicemente: "Sono venuto a Genova proprio per trovare De Andrè".

Tante, tantissime anche le immagini di Faber, Fabrizio, Bicio o come altro lo si voglia chiamare. Sorrisi, camminate, mille sigarette (ce n'è una dove ne tiene una in bocca, una in mano e nell'altra il pacchetto...).

Chi, come me, si rimbecillisce di fronte alle vecchie foto di Genova cercando di capire cosa e come cambiata la città, avrà da divertirsi.

Nella foto: Fabrizio De Andrè

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