A scuola di vita da Angela Galli - Magazine

Teatro Magazine Martedì 28 dicembre 2004

A scuola di vita da Angela Galli

Magazine - Un giorno la mia bambina ha deciso che avrebbe seguito un'amichetta al corso di danza.
L'età della principessa, già da tempo in corso, trovava così un'ottima applicazione pratica. All'inizio sono rimasta in disparte, ho lasciato che fosse una cosa solo sua, poi mi sono ritrovata all'appuntamento bisettimanale con la con sempre maggior puntualità. Ho attraversato lo storico palazzo Franzoni, dove la scuola nacque negli anni cinquanta, con l'impegno che mettevo da bambina nel mio sport e assecondando segretamente un sogno infantile mai coronato.
Così, mentre la mia bimba consolida il suo entusiasmo e la sua passione io, silenziosamente, ne gioisco.

Dal 1982 questa scuola, in pieno centro storico, coincide con una figura: Angela Galli, che dagli anni '80 ne ha assunto la direzione.
Angela è temuta da molte mamme e anche da qualche bambina, ma in verità è una persona molto disponibile, schietta e amante della sua professione. Il suo rigore mi piace perché spiega la danza meglio di ogni parola.
Ci incontriamo in un pomeriggio freddo e piovoso in un café e lei mi racconta la sua vita. Con estrema calma e disponibilità mi fa scorrere davanti un corto che parla di grandi docce fredde, di sacrifici, di facciate, e di storie di ballo...

Ho studiato danza perché mi ci ha mandato mia nonna.
Sempre lei, la nonna paterna, lesse di un saggio della scuola di danza del maestro Porcile al Teatro Margherita e mi ci portò.
Non ricordo che pochi particolari, ma il seguito fu che mi ritrovai iscritta a quella stessa scuola.
Il maestro Porcile era una figura mitica: mi metteva soggezione, ma ne ero attratta.
Accanto a lui, la signora Molina: lei era la maestra con la "M" maiuscola. Alta, imponente, sempre in compagnia di un bastone con il quale batteva il tempo.
Erano i tempi preistorici della danza, tempi in cui, però, Porcile era già all'avanguardia e a Nervi chiamava gli emergenti dell'epoca (Carla Fracci, Nureyev).
Fu la signora Molina a spingermi a proseguire gli studi all'Accademia Nazionale di Roma. Ma, appena arrivai, capii all'istante di essere la persona sbagliata nel posto sbagliato. E al ritorno mi arrabbiai molto con lei. Poi venne alla scuola un ballerino della Scala. Nel giro di pochissimi giorni mi insegnò tutto: come vestirmi, cosa mangiare e cosa no, come comportarmi. Di colpo sapevo cosa significava la danza professionale e da lì andai a studiare alla scuola di ballo della Scala.


Da ballerina a insegnante: perché e come?
Alla Scala incontrai tutti i più grandi ballerini del momento: Liliana Cosi, Luciana Savignano, dalle incredibili doti e Oriella Dorella che, al tempo, era agli inizi. Questo "buttarsi dalla barca" per imparare a nuotare è stato un modo ricorrente del mio percorso dentro il mondo della danza. Al tempo non c'erano stage né corsi, e l'esperienza dentro la scuola di ballo di un teatro è unica. Fu comunque cruciale per me e mi permise di entrare, questa volta preparata, all'Accademia di Roma. Fu vicino a Roma, a Bracciano, per via di un'amica, che incominciai ad insegnare.
Ma prima mi aspettava ancora un lungo percorso. Attraverso un altro lavaggio a secco, mi ritrovai al Teatro Regio di Torino. Anche qui fui scaraventata dentro una coreografia quasi già pronta e dovetti cavarmela. Stare dentro un corpo di ballo di un teatro è un'altra esperienza altamente formativa, specie se si prosegue per l'insegnamento: ci sono cose che se non si vivono sulla pelle è impossibile poi insegnarle.
A partire da Roma la mia vita cominciò ad essere scissa tra la danza e gli studi universitari, cosa che mi pose molti dubbi, anche perché l'Accademia associa da sempre allo studio della danza una forte preparazione culturale che fornisce ottime basi. Sempre a Roma imparai che, se e quando avessi insegnato, mai avrei voluto che si ricreasse quel clima che avevo vissuto io: di distacco, freddezza e scarsa umanità.

A Bracciano incontrai gli esseri umani in carne ed ossa e la prima sensazione fu la paura. Poi adagio adagio, mi tornarono in mente tutte le cose imparate e le misi in pratica.
Comunque ad un certo punto, dopo un'esperienza bellissima in una cooperativa con Marialuisa Capiferri, mentre già ero alla direzione della scuola di via Luccoli, ho sentito che dovevo fare una scelta e decisi per l'insegnamento.

Qual è il fattore cruciale che fa di un insegnante un buon insegnante?
La comunicazione. Quella non te la insegna nessuno. E comunque il passaggio avviene solo attraverso buoni corsi di preparazione all'insegnamento: un conto è saper fare, un conto è trasmettere.

Che cos'è per te la danza?
È quello che mi hanno imprintato i miei insegnanti, soprattutto: Giuliana Penzi, Amelia Colombini, Annamaria Prina.
È entusiasmo da trasmettere, sempre ad ogni lezione, anche quando sei cotto e di fronte allo stesso errore ripetuto, non ti devi arrendere. È qualcosa che si deve amare altrimenti è un controsenso insegnarla.

Che cosa insegna la danza?
Che niente si raggiunge facilmente.
Che bisogna fare fatica.
A chi è capace ad impararla, insegna l'umiltà, perché c'è sempre qualcuno che ne sa più di te.
Insegna a stringere i denti, a fare cose che ti sembrano impossibili.
Insegna che ce la puoi fare. E insegna a vivere anche se spesso ti toglie dalla realtà.

La tua scuola si trasferirà al Teatro Carlo Felice?
È una risposta che ancora non ho. Nel sovrintendente Di Benedetto c'è sicuramente la volontà di creare una scuola di ballo, di crere una nicchia dedicata alla formazione e questo è già molto.

Danza Luccoli 23
23/int.6, p. Luccoli
16123 Genova (GE)
tel 010 2474023
fax 010 581155

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