Outdoor Magazine Lunedì 27 dicembre 2004

Torna a casa Atto

Magazine - In occasione dell'apertura della mostra Pallamondo, visitabile a Palazzo San Giorgio fino al 22 gennaio 2005, Paolo Brera ha consegnato l'Atto di fondazione del Genoa Cfc al Museo Ligure dello Sport. Ma chi è il vero proprietario? Giovanni Villani non è d'accordo con la versione ufficiale dei fatti.

Chi guarda al ritrovamento dell’Atto di Fondazione del Genoa con l’animo dello studioso di storia del calcio ed insieme di tifoso genoano (ebbene sì, esistiamo e non siamo neanche pochi…), il percorso è talmente diritto, lineare, privo di possibili fraintendimenti, che non si riesce davvero a capire cosa guidi la volontà di chi, a tutti i costi, ha tentato d’ingarbugliarlo.
Per decine e decine d’anni e, d’altronde, la cosa è quasi lapalissiana, il documento fu custodito nella sede del Genoa, di cui, altrettanto ovviamente, era proprietà. Finchè un dipendente della società, l’allora segretario Tosi lo affidò a Gianni Brera, cui serviva per alcuni volumi cui stava lavorando. Ne scrive lui stesso in Storia critica del calcio italiano, Milano 1975 e in Genoa, Amore Mio, a quattro mani con Franco Tomati, uscito a fascicoli settimanali a partire dal 20 settembre 1991.
Nel primo, a pagina 23, si legge: “Conservo io, per averlo avuto da Tosi, vecchio segretario del Genoa, il cimelio della fondazione”.

Nel secondo (vol. I, p. 12) si legge: “Un giorno quel cimelio, affidatomi da un segretario del Genoa mio amico, il Tosi, mi è sembrato privo di valore storico – sentimentale e ne ho fatto dono a un conoscente genoano come me. Ho il fastidioso dispetto di non ricordarmi nemmeno il nome di quel cotifoso avventurato”.
Il tutto denota un po’ di confusione e una certa sottovalutazione sia del pregio scientifico che di quello sentimentale, ma nessun riferimento al fatto che la Società Genoa l’avesse ceduto.
Come tutti sanno Gianni Brera scomparve improvvisamente e in maniera drammatica, lasciando un grande vuoto e una mole enorme di documenti.
Compreso l’Atto di Fondazione? La certezza non c’era ovviamente per la repentina scomparsa di chi ne era, forse, al corrente.

Moltissimi appassionati e studiosi, tra cui il sottoscritto, si misero “alla caccia” dell’Atto. All’epoca ero addetto stampa del Coordinamento Clubs Genoani e stavo curando per esso l’organizzazione di una mostra storica, realizzata con gran successo nella sede del Municipio di Savona, corredata dall’opuscolo Cent’anni di calcio in Italia: Il Genoa.
Conservo con cura una cortese lettera di Alice Brera, sorella di Gianni, datata 9 gennaio 1994 in risposta ad una mia richiesta di lumi, in cui mi suggeriva di scrivere alla cognata Rina in Via Cesariano. Probabilmente lo feci, ma non ne son sicuro dati gli undici anni passati, in ogni caso, naturalmente, come per tutti gli altri tentativi, senza esito.

Ora si apprende che Paolo Brera l’ha finalmente rintracciato tra le carte di suo padre. Bellissima notizia! Mi sarei atteso, come studioso e come genoano, che si fosse prontamente intrapreso quel percorso (in senso inverso), lineare e trasparente, che auspicavo al principio. Ossia, molto (troppo?) semplicemente, il ritorno del documento a casa sua, dove sempre e da sempre era stato conservato: nella sede del Genoa. Semplice, una maniera di muoversi troppo semplice e cristallina.

Si sa che in questo Paese queste sono caratteristiche che non piacciono, che non hanno e non danno successo. E allora?
E allora non si sceglie la via del pubblico annuncio che gonfi il cuore del Popolo Rossoblu tutto di gioia ed emozione fortissime, da condividersi con il Presidente Preziosi e con tutti gli appassionati di Storia del Genoa (quanto sarebbe bella una cerimonia pubblica, popolare, colorata, com’è nelle nostre tradizioni della riconsegna del documento al e al suo Presidente che saprebbe bene come conservarlo e conosce tempi e modi per promuoverne la conoscenza e lo studio approfondito…).

La soddisfazione per aver contribuito a realizzare tutto ciò, a mio parere, sarebbe una ricompensa sufficiente. Si sceglie, al contrario, con una freddezza e una terzietà incomprensibili per un Genoano e un appassionato, la via sotterranea dei pochi "eletti", con l’unica preoccupazione di non danneggiare lo scoop, in attesa di privatizzarne insopportabilmente i futuri esiti.

E, soprattutto, si glissa totalmente sul perché non si è alzato il telefono per chiamare il Presidente del Genoa, per dargli la splendida notizia e per concordare la riconsegna del documento, chiudendo nella migliore e più ovvia maniera il cerchio del percorso effettuato dall'Atto di Fondazione: Genoa > Brera > Genoa. Si è, comunque, ancora in tempo, prima che sia troppo tardi.

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