Outdoor Magazine Venerdì 24 dicembre 2004

Miracolo a Pontremoli

Magazine - Quando all’incirca una ventina di anni fa iniziai le mie ricerche del fantomatico documento di fondazione del , mai e poi mai avrei pensato di dover impiegare due decenni per entrarne finalmente in possesso. La qual cosa ha un che di rocambolesco e metaforico, al tempo stesso, soprattutto per le curiose e irripetibili modalità con cui si è svolta.

Ma procediamo con ordine. Verso l’inizio dell’85 – ripensandoci poteva anche essere la fine dell’84 - insieme ad un ristrettissimo gruppo di amici studiosi e sportivi - iniziai a perorare la causa del riconoscimento del valore culturale dello sport e segnatamente della necessità di conservare e tutelare i documenti e le testimonianze sportive.
Il che dette origine, a Genova, al Centro Studi Sportologici Sportopolis, da cui sarebbe nata, negli anni Novanta, l’Associazione Amici Museo dello Sport e, successivamente, nel 2000, il Museo Ligure dello Sport. All’epoca – siamo in fase preparatoria delle Colombiane - si faceva un gran parlare della possibilità che la data di nascita del Genoa fosse da collocare nel 1892 anziché nel 1893, come stabilito dalla storiografia ufficiale. Complice di questo piccolo giallo la storica rivista Genoa Club, edita nel 1921, che riportava sotto la testata: "anno di fondazione 1892".
Anche alcuni illustri giornalisti come Aldo Merlo e Edilio Pesce retrodatavano la nascita del sodalizio al 7 settembre 1892.

A questo punto per sciogliere l’enigma non restava che controllare direttamente gli atti ufficiali. Senonché con mia grande stupore, sfogliando la Storia critica del calcio italiano di Gianni Brera, ritrovai a pagina 23 la seguente rivelazione: «Conservo io, per averlo avuto da Tosi, vecchio segretario del Genoa, il cimelio della fondazione. Si tratta in realtà di un registro di partita doppia con la copertina screziata di marrone e bianco. Il console britannico ha semplicemente annotato il fatto: si chiamava Payton. La data di fondazione, che si vuole storica, era il 7 settembre».

Ancora una volta una beffa! A quel punto cominciai a lanciare appelli dalle pagine di un giornale genovese e cercai di contattare il grande Gianni, che mi disse di non ricordare più dove poteva aver collocato, nella sua sterminata biblioteca, il prezioso documento. Mi sembrava impossibile di essere arrivato così vicino alla soluzione. Per questo con rinnovata lena passavo tutto il mio tempo libero in biblioteca per trovare una traccia, una qualche indicazione. Ormai si trattava quasi di una ossessione, giacché mi rendevo benissimo conto dell’irrilevanza storiografica della questione.

Dileggiandomi, un giorno, l’amico Aldo Padovano mi disse: «non è mica una caccia al tesoro!». Nell’anno dei mondiali italiani, mentre preparavo la mostra Azzurri 90, mi imbattei, completamente per caso, sfogliando, alla Biblioteca Universitaria, in una rivista degli anni Trenta, nella riproduzione del frontespizio del famoso documento: non c’erano più dubbi, era scritto a chiare lettere: "7 settembre 1893".

Alla subitanea euforia fece seguito, ancora una volta, la delusione e l’amarezza per il giallo comunque irrisolto. Purtroppo, come altre importanti testimonianze di storia dello sport, il documento di fondazione del Genoa era ahimé introvabile. Una circostanza assai comune che ebbe una clamorosa quanto triste conferma quando nel 1994, da un censimento degli archivi storici delle società sportive liguri promosso dal Museo dello sport, emerse chiaramente la situazione di generale rimozione del passato sistematicamente perpetrata da parte dei sodalizi sportivi, in special modo da quelli calcistici.

Non ancora rassegnato, due o tre mesi dopo la fatale disgrazia che si portò via nel dicembre '92 il povero Gioannbrerafucarlo, provai a telefonare ai figli per chiedere se per caso avessero trovato traccia del prezioso cimelio. Ancora niente. Mi rispose Paolo laconico: «stiamo riordinando la sua immensa biblioteca. Ci vorranno mesi, forse anni. Vedremo, comunque, ci faremo vivi noi…».
Queste poche parole, gelandomi, mi fecero immediatamente capire che, a questo punto, potevo mettere in soffitta anche la più recondita speranza. Così per oltre un decennio, pur continuando ad occuparmi di storia dello sport, dimenticai totalmente il fatidico documento, come se un cancellino potentissimo lo avesse asportato definitivamente dalla lavagna della mia memoria.

Senonché proprio quest’anno, nella mistica atmosfera del complesso conventuale agostiniano della Santissima Annunziata di Pontremoli, avviene l’imprevedibile. Siamo al 25 settembre, verso l’una e mezza, a conclusione di un convegno su sport e letteratura, al quale ho partecipato insieme a Giuseppe Benelli, Paolo Liguori, Enzo Bucchioni, Emanuela Audisio, Paolo Francia ed altri giornalisti e scrittori.

Alzandomi dal tavolo scorgo una persona che dalla seconda fila s’incammina dritto dritto verso di me. «Ciao, sono Paolo Brera, devo dirti una cosa importante». Agitatissimo – in quella frazione di secondo avevo già capito tutto – non lo lascio concludere e rilancio: «anch’io devo chiederti una cosa importante».
Ci guardiamo negli occhi – sono gli stessi del padre - e in pochissimi secondi mi rivela la sua intenzione di affidare il cimelio di fondazione del Genoa al Museo Ligure dello Sport. Mi sembra davvero di sognare. Dopo vent’anni riuscire finalmente a riportare a Genova questo prezioso documento ed esporlo nella a fine dicembre e successivamente al Museo dello sport!

Mi intrattengo ancora un po’ per definire alcuni aspetti tecnici e, poco dopo, in preda ad uno stato di sovreccitazione – al ristorante, fra una portata e l’altra, continuo ad alzarmi nervosamente - telefono a tre amici fidati per comunicare la sensazionale notizia, assicurandomi con solenne giuramento che mai e poi mai l’avrebbero divulgata a chicchessia.
E verso sera, dopo che Alex Zanardi si è aggiudicato la 42 edizione del Premio Bancarella Sport, di ritorno in autostrada verso Genova, mentre l’eccitazione sta scemando, rifletto su questo felice accadimento, ponendomi una serie di interrogativi sul senso di questa magica vicenda che insegna come, a volte, nella vita, proprio quando meno te lo aspetti, possano anche verificarsi dei piccoli e inattesi miracoli.

Riccardo Grozio
Direttore Museo Ligure dello Sport
Curatore della mostra Pallamondo

Nella foto: l'atto fondativo del Genoa CFC

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