Magazine Mercoledì 22 dicembre 2004

Che senso ha scrivere?

Magazine - Le ragioni dello scrivere, l’essenza di questa pratica diffusa, di mettere in lettere i propri pensieri e desideri, i propri sogni e bisogni: il libro di Cees Nooteboom, Il canto dell’essere dell’apparire, risponde a questi quesiti in modo efficace.

In questo momento di blog, di informatizzazione di massa, dove lo scrivere ha trovato nuove ragioni e nuove forme, rimane nella sostanza lo stesso interrogativo: perché scrivo? Perchè scriviamo?

Oggi che Internet ci fa editori di noi stessi, dando la possibilità di dar sfogo in maniera illimitata alla passione dello scrivere, cosa continua a sorreggere lo scrittore in questa avventura comunicativa?
Cees Nooteboom è diventato scrittore con la storia di un viaggio in autostop: Philip e gli altri. Seguono, con le poesie, altre raccolte di prose di viaggio. Viaggiare, scoprire, vedere, verificare realtà diverse è il primo elemento dello scrivere, il suo senso: è riflettere sullo sguardo, sul ritratto della realtà che ci si presenta davanti ogni volta e ogni volta vogliamo confrontare con gli altri. Con la scrittura viaggiamo anche senza muoverci. Il viaggio comincia con l’entrata nella mente di personaggi inventati e poi scoprirli aggirarsi in luoghi e tempi reali: chi sono? Siamo noi che, citando Calvino, usiamo lo scrivere per nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto.

Pubblicato nel 1981, Il canto dell’essere dell’apparire è il dialogo tra uno scrittore, intento a scrivere una storia ambientata nella Bulgaria dell’ottocento, con un altro scrittore. Le invenzioni, gli artifici, la creazioni di atmosfere, per il solo fatto d’immaginarle, diventano reali. Reali come i personaggi della storia che, una volta descritti, diventano più veri degli autori stessi.

Il piccolo libro, di appena 95 pagine, riesce a trasmettere tutta la leggerezza e l’importanza della scrittura mischiando luoghi, personaggi e atmosfere.
È un romanzo nel romanzo, un gioco letterario con la lunghezza di un racconto, che fa partecipare il lettore ad una realtà fittizia.
Alla fine il racconto non esiste più. Ma è mai stato scritto? Sì, non inventiamo e costruiamo mai niente che non esista già. La scrittura pur con tutta la magia, dell’essere e del far apparire, racconta sempre una realtà: la nostra, tanto nostra, da non poter non essere vera.

Buona parte del fascino di questa scrittura però, bisogna ammetterlo, è dovuta alle capacità di Nooteboom di trasmettere la sua buona conoscenza di arti e cose, di cultura, proprie di un grande viaggiatore.

Ecco allora che di Cees Nooteboom esce un ‘essere’ a discapito dell’"apparire" proprio di molti altri scrittori. In fondo qualunque cosa facciamo parliamo sempre di noi e lo scrivere più di ogni altra cosa ci rivela.



Giorgio Boratto

Il canto dell’essere e dell’apparire
di Cees Nooteboom
Euro 8,50 - 100 pp
Iperborea, 1991

di Giorgio Boratto

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