Magazine Lunedì 20 dicembre 2004

La ricetta Biamonti

A Francesco Biamonti, grande scrittore di questo estremo lembo etc., piaceva mangiare e bere bene. Ha vinto pochi premi letterari, in vita, ma uno gli deve aver fatto più piacere: il Grinzane Cavour, aggiudicato nel ’95 (il supervincitore fu un altro, di cui si è persa memoria: il suo nome compare comunque nel sito del ).

A quasi 10 anni da quel giorno fausto, , presidente del premio, Gianni Giuliano, presidente della Provincia e il Comune di Sanremo hanno deciso che Biamonti andava ricordato. Mica bastava l’ampio convegno dell’autunno scorso, che oltretutto non è stato ancora pubblicato in atti e sa il cielo quando mai lo sarà. Ai grinzanesi e ai locali è sembrato meglio, più consono al tratto dello scrittore, premiare intanto, con il primo premio Grinzane Cavour-Biamonti, un autore noto, ma non celeberrimo (il magnifico Bjorn Larsson, della Vera storia di Long John Silver e della Saggezza del mare), istituire due buone tavole rotonde e poi, soprattutto, e stavolta nessuno si lamenti, mangiare come a Francesco sarebbe piaciuto.

Qualche anno fa, nel 2001, Biamonti fu invitato in una manifestazione della Comunità Montana Argentina Armea. Si chiamava e invitò da queste parti un parterre de roi da urlo: Antonio Ricci, Ernesto Ferrero, Giorgio Bertone, , nientedimeno . Sì che son tutti amici fra di loro, ma prenderli in una volta sola non è roba che succeda ogni giorno.
Quel sabato lì, a Badalucco, Biamonti non c’era. Due sabati prima, però, aveva incantato lo scelto pubblico nella Pieve romanica di San Giorgio, a Montalto, e poi era sceso con la carovana del premio a fare abbondante colazione in un prestigioso ristorante di Arma.
Oh se era contento! E spiegava ai foresti e agli indigeni tutto quello che sapeva (cioè molto) dell’olio ponentino e dell’oliva taggiasca.

Allora, un bel convegno, sì: non ci voleva molto a indovinarlo, dal Grinzane nascono i fior e si adunano le genti (sabato pomeriggio villa Nobel era strapiena e domenica mattina, nel gelo della sala polifunzionale di San Biagio della Cima, ci saran state 250 persone come minimo). Soprattutto, però, il mangiarebere ponentino. La cena di sabato l’ho saltata: i miei 24 lettori (, presentatore del Tenco e preside di liceo lombardo, oramai mi diserta) sanno che ho anche incombenze giornalistiche. Domenica all’una, però, nell’osteria di San Biagio, si sono apprezzati squisiti raviolini di erbette, burro e salvia, uno spettacolare coniglio al Rossese di Dolceacqua e tanti buoni, parchi antipasti non per forza del luogo.

A mangiare c’erano quasi tutti: mancavano, più che giustificati, Emilia Lodigiani e il fratello Marco, cioè l’editrice e il recente postfatore di Larsson, e Boris Biancheri, il superimpegnato presidente di quasi tutto in Italia (così a memoria: la Fieg, l’Ansa, la Marsh and co.- e tanto altro).
Delle comunicazioni, tutte di alto livello, resta in mente quella di Giorgio Bertone. Con una richiesta: è troppo bravo, ora la smetta, altrimenti per noialtri restano le briciole e le brutte figure.

Del pubblico, ha brillato per efficienza Federica Minnai, normalista ex Guanda e ora Grinzane e domani chi lo sa, magari vicepresidente del Csm (ma si è laureata in storia, forse non ce la fanno andare). Ha colpito molti, per i silenzi diurni, Katia De Marco, traduttrice di Larsson e svariati svedesi. È una giovinetta d’area lombarda ma residente in Sardegna e porta a spasso, con genuina nonchalance, la sua figurina affatto biamontiana.
Perché, gentile lettore che sei rimasto fino a riga 59, anche a questo servono i convegni: ad andare in giro, fare cose, vedere gente. Adesso Natale riporterà tutto quanto in ordine – ma non si vede l’ora che qualcuno indica un altro premio, no?

Giovanni Choukhadarian

Nella foto: Francesco Biamonti
di Daniele Miggino

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