Io Donna vince il Premio Gavi 2004 - Magazine

Attualità Magazine Mercoledì 15 dicembre 2004

Io Donna vince il Premio Gavi 2004

Genova, piazza della Meridiana
© cercamon / flickr.com

Magazine - Il Premio Valentino Gavi 2004 per il giornalismo e la comunicazione, quest’anno, supera i confini della città e va a finire nelle mani della direttrice di Io Donna, Fiorenza Vallino. La cerimonia si terrà a Palazzo Tursi, nel Salone di Rappresentanza, venerdì 17 dicembre alle ore 17, alla presenza del sindaco Giuseppe Pericu, dell'assessore Anna Castellano, del giornalista Silvano Balestreri, del presidente dell'ordine dei giornalisti della Liguria Attilio Lugli, della critica teatrale Clara Rubbi e di Camilla Talfani.
Nella stessa occasione verrà attribuito anche il neonato premio Nuovi Percorsi a Laura Guglielmi.

Nell’anno in cui Genova ha aperto le porte dei suoi palazzi rinnovati, ha chiamato a sé la cultura costruendo eventi, allestendo mostre e inaugurando due nuovi musei, un tocco d’innovazione sembrava una normale conseguenza alla giuria del premio che ha deciso con l’intento di dare una nuova valenza alla manifestazione, quest’anno alla settima edizione.
«Genova ci ha conquistato» esordisce Fiorenza, con entusiasmo e grande disponibilità ad una chiacchierata, che incastriamo come acrobate nei suoi mille impegni. «Ci sembrava giusto informare i lettori di come la città andava trasformandosi sia per le bellezze architettoniche, sia per i numerosi eventi in programma - più di cento se non ricordo male - per non parlare dell’apertura dei due nuovi musei. Io dico grazie alla città».

È riuscita a venire a Genova in questo 2004?
«Sì certo e ho visto una città che si è dipanata di fronte a miei occhi e... l’ho amata. Come tanti avevo una visione della città, fascinosa sì, ma un po’ decadente, legata all’atmosfera delle canzoni e quindi ai vicoli al porto... Invece ho trovato una città bella da vivere, appagante. E poi ci ha conquistato, come giornale intendo, per il grande investimento sull’arte e la cultura, in cui io credo molto».

Che consiglio si sente di dare a Genova 2005?
«Genova deve continuare a comunicare. Far sì che l’esperienza maturata non si esaurisca con quest’anno. Adesso ha smosso l’immaginazione, per questo deve andare avanti, promuovendo ancora eventi, proprio per non far riprendere quella brutta abitudine tipica dei genovesi del mugugno. Rispetto a questo non si può prescindere dall’esempio di Bilbao. Forse non è carino da dire, ma la bellezza di Genova è incontestabile rispetto a Bilbao. L’importante è non rinchiudersi di nuovo nel proprio guscio».

Come vive l’assegnazione di questo premio?
«Il premio non lo prendo io, lo prende il giornale e, in particolare, la redazione, che ha lavorato davvero molto. Il primo numero di Io Donna del 2004, per esempio, ha coinvolto tutta la redazione moda, con quel servizio fotografico che ritraeva il sindaco e tutte le persone che lavorano e vivono a Genova: un servizio con persone vere in perfetto accordo con lo stile del giornale, persone che danno la dimensione della città. Ma poi tutti, in vari momenti, sono stati coinvolti, in particolare devo dire mi è stata molto accanto, anche nell’organizzazione della mostra fotografica Trash - Impressioni sull'ambiente (nell’Area Expo, a Genova a settembre - in collaborazione con Legambiente), Susanna Legrenzi. Ha dedicato molto del suo tempo e delle sue capacità».

Qual è la formula di Io Donna?
«Sono 8 anni e mezzo che lo dirigo, da quando è nato, eppure è una domanda a cui mi resta sempre difficile rispondere. È un mix di attenzione ai fatti del mondo, in uno stile giornalistico teso al racconto, che non monta mai in cattedra, non è consolatorio, né buonista - cosa che può diventare irritante - e punta all’informazione. È un mix di riflessioni su temi forti, che affrontiamo con un desiderio di lievità e anche con la necessità di prenderci un po’ in giro».

Mi pare di capire che siete un bel gruppo allargato, lavorate molto in team?
«Sì, mi piace molto discutere e chiacchierare con gli altri, quindi vado avanti in un confronto continuo con la mia prima linea».

E il web, come mai ancora non ci siete online?
«C’è stato un momento in cui sembrava imminente, poi c’è stato uno stop in cui siamo finiti anche noi. Comunque, il desiderio resta. Resta però anche la consapevolezza che non si possa buttare online, tanto per fare, una sintesi dei servizi: c’è bisogno di un sito ben fatto e di una redazione dedicata. Altrimenti non sarebbe produttivo. Il rigore è imprescindibile si parli di cartaceo o di virtuale».

Novità in vista per Io donna?
«L’allegato di un quotidiano non deve diventare ripetitivo e poi, personalmente, sento sempre la necessità di dare qualcosa di nuovo ai nostri lettori: ho voglia di modificare, vivacizzare, rendere più divertente, cambiare l’impostazione di alcuni servizi. Comunque l’anima del giornale e la sua forte identità non cambiano, anzi, tutto va nel senso di rafforzarli. L’importante è riuscire sempre a sorprendere e non creare abitudine. Il 2005 si presenta stagnante, sotto molti punti di vista, quindi non escludo qualche guizzo di Io Donna, giusto per smuovere la preoccupazione bestiale che si aggira ovunque».

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