Vecchi tempi, un duello - Magazine

Teatro Magazine Teatro Duse Martedì 14 dicembre 2004

Vecchi tempi, un duello

Magazine - Vecchi Tempi
di Harold Pinter
traduzione Alessandra Serra
regia Roberto Andò
con Umberto Orsini, Valentina Sperlì, Galatea Ranzi
scene e luci Giovanni Carluccio
costumi Nanà Cecchi
regia video Luca Scarzella
produzione: Emilia Romagna Teatro Fondazione - Teatro Stabile di Catania
Fino al 23 al Teatro Duse, acquista il tuo posto online su happyticket.it

Scroscia l’acqua.
Si susseguono immagini di volti e paesaggi.
Gira il palco.
E i rumori off-stage ribadiscono (a volte fuori tempo) i pochi gesti in scena.

È questo il lavoro registico di Roberto Andò su Old Times, (Vecchi Tempi), di Harold Pinter, con Umberto Orsini (nel ruolo del marito Deeley), Valentina Sperlì (in Kate, la moglie) e Galatea Ranzi (nell’amica Anne) in scena al Teatro Duse fino al 23 dicembre.
Orsini si è lasciato tentare dopo la storica esperienza del ’73 quando Harold Pinter contestò duramente l'allestimento di Visconti di cui lui era interprete, interrompendone le repliche (allora le sue compagne di erano Valentina Cortese e Adriana Asti).
Scritto nel 1970 e pubblicato e prodotto in Inghilterra nel ’71, questo testo pinteriano rappresenta il momento di sintesi di due dei temi più cari al drammaturgo inglese, dopo la politica: quello della memoria e quello del sottile ma acceso e crudele conflitto fra le persone che si può mettere in atto con il linguaggio.

Anna e Deeley sono una coppia che si è ritirata a vivere sulla costa inglese. Anna è la sola e unica amica di Kate che, dopo vent’anni, affronta un viaggio dalla Sicilia per incontrare l’amica, con cui condivideva una casa a Londra e l’intensa vita di giovane segretaria. Un incontro che resta appeso in un tempo indeciso tra presente e passato, perché Anna è in scena, nell’ombra, fin dall’inizio della pièce. È come se questa sua visita fosse da tempo attesa, temuta e vissuta. È come se la presenza di Anna sia una realtà che i coniugi hanno vissuto a vario titolo, in vari momenti della loro relazione.
I tre parlando con estrema politeness, si scambiano ricordi ma sempre di più emerge un vero e proprio confrontarsi sul passato e a poco a poco scatta il duello fra Anna e Deeley. I due si contendono Kate, ne parlano in terza persona, tanto che più volte lei dice "parlate di me come se io fossi morta". La posta in gioco fra Anna E Deeley è proprio Kate, il grado di intimità e conoscenza che è stato possibile raggiungere sulla timida, introversa e sognatrice Kate. Il terreno di guerra, come spesso accade in Pinter, è l’apparente quiete di un salotto inglese qualsiasi, di un qualsiasi dopo cena tranquillo.

Come spesso in Pinter, anche qui impera l’ambiguità, un altro ingrediente ricorrente e consolidato dello stile scarno, delle battute asciutte e stringate degli scritti teatrali di Harold. Il labile confine tra ciò che è vero e ciò che non lo è, ciò che ci si ricorda e ciò che è realmente accaduto ha impegnato il Pinter autore in particolare tra gli anni ’60 e ’70, portandolo a formulare un'espressione che sul , lui stesso conferma essere ancora valida per l’esplorazione della realtà: "There are no hard distinctions between what is real and what is unreal, nor between what is true and what is false. A thing is not necessarily either true or false; it can be both true and false." (“Non esistono distinzioni nette tra ciò che è vero e ciò che non lo è, né tra ciò che è vero e ciò che è falso. Una cosa non è necessariamente vera o falsa, può essere sia vera che falsa”).

La drammaturgia pinteriana, assorbendo la lezione di Look Back in Anger, ha provocato una rivoluzione mettendo in scena i conflitti umani senza azione, una lotta tra individui giocata esclusivamente sulla parola, sullo scambio delle battute, utilizzate come vere e proprie armi. I personaggi di Pinter di solito bevono, fumano, passeggiano in una stanza, si guardano ma niente di più accade in scena. Il ruolo e la forza del testo e la capacità di cogliere i personaggi con le loro ambiguità, insicurezze e desideri è il grosso del lavoro sulla messa in scena. Il resto è una stanza, The Room, come nel titolo del primo lavoro scritto per il teatro nel ‘57.

In questa produzione la macchina scenica è sovrabbondante, quasi disturba. Si intende, forse, proporre la passione di Pinter per il cinema, parlare di lui anche come sceneggiatore (ne ha scritte 21 tra cui "The Servant" e "The Go-Between", dirette da Joseph Losey, quella tratta da "La Recherche" di Marcel Proust, mai prodotta e scritta a tre mani con Barbara Bray e Joseph Losey, e "The French Lieutenant's Woman"), ma forse si sposta troppo quell'attenzione che dovrebbe restare sul testo e sui personaggi.
L'interpretazione resta un po' troppo fredda a volte didascalica, manca di quella sinuosità di quella leggera ipocrisia borghese che cela dietro una bella frase un terribile pensiero, giudizio, commento. Manca quella gestualità che mette in comunicazione e allontana tra loro i personaggi e il palco gira, gira...

Nelle foto gli interpreti in alcuni momenti dello spettacolo

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