È di scena Sara Bertelà - Magazine

Teatro Magazine Teatro Hops Venerdì 10 dicembre 2004

È di scena Sara Bertelà

Vi riproponiamo un articolo su Sarà Bertelà e il suo monologo Irina Prozorova-Papaleo, scritto con Stefano Costantini in scena di nuovo al Teatro HOP dal 13 al 15 gennaio 2011, ore 21.

Magazine - Sara Bertelà è Irina, una delle tre sorelle di A. Cechov.
È di scena al Teatro HOP Altrove, con il suo monologo Irina Prozorova-Papaleo, tratto dal testo cechoviano, scritto con Stefano Costantini. Irina Prozorova-Papaleo
Sara si è calata dentro Irina come un corpo si immerge dentro l'acqua di una vasca da bagno. E sulla scena è proprio così: Sara-Irina si presenta e si racconta in diretta dalla sua vasca da bagno, immersa in una schiuma di tulle che la riveste e le dà l'opportunità di rievocare quel biancore tanto caro a Cechov. Sara è Irina fino al collo e giù dentro la gola, nella voce e nell'accento da straniera dell'est, ma anche nelle lacrime che sgorgano con naturalità dai suoi occhi vividi, ogni qualvolta parla del suo promesso sposo Nicolaj Lvovic.
Sara è Irina e Irina è Sara: per il tempo dello spettacolo le due donne sembrano vivere in simbiosi l'una dell'altra, l'una attraverso l'altra, si completano.
Questo spettacolo, già ampiamente applaudito nella primavera dell'anno scorso, ha una storia particolare perché scintilla all'interno della carriera di Sara, non solo come attrice, ma anche nel ruolo di regista. «Irina - racconta Sara - è nata a tappe: dapprima è stata personaggio, poi è diventata canovaccio per una performance, quindi insieme a Stefano Costantini, vero e proprio testo, spurgato e sintetizzato».
Stefano Costantini è un musicista, divenuto autore per caso, ingegnere del suono che attualmente si occupa di post-produzione cinematografica a Roma con grande successo.

Le tappe del percorso-Irina partono dal 1998, quando Sara lavora con Cristina Pezzoli a Le tre sorelle. Durante le prove le viene chiesto di fare un esercizio: l'intervista al personaggio. Da lì nasce Irina. Lì Sara trova quella chiave, che oggi la rende libera di esprimere al meglio la sua creatività d'interprete. Sara sceglie di dare ad Irina la sua età e di trasferirla in Italia, a Palermo, al fianco di un marito siciliano che l'adora, risolvendo così il grosso problema di questo personaggio cechoviano legato allimpossibilità di amare.

Da quel momento, Sara che non aveva un dialetto a cui appoggiarsi per le sue interpretazioni, si inventa un accento da straniera dell'est: «Una lingua creativa», spiega Sara, «che mi permette di liberarmi dai vincoli di dizione e tonali dettati dall'abitudine, dai vizi e dall'uso quotidiano della lingua. Attraverso questo accento riesco a fare appello a tutte le mie risorse immaginative. Per me rappresenta il coniglio nel capello». Irina ha dato molto a Sara e Sara non delude Irina restituendole un'umanità, una freschezza e un impatto emotivo che raramente riescono ad emergere da un monologo. «Ogni sera», confessa Sara, «percorro la storia come un funambolo, attentissima all'obiettivo che è arrivare in fondo alla fune, ovvero percorrere il filo (la storia) ed arrivare alla sua fine. Ascolto il pubblico, non sono mai distratta. La precisione e l'amore per il fine da raggiungere sono i miei fedeli servitori. All'attore funambolo corrisponde anche l'idea di attore-narratore».

E qui arriva il seguito.

Crossfades
«È nato prima di Irina», racconta Sara, «ma poi è rimasto in un cassetto». Il titolo significa dissolvenze incrociate e mette in scena il gioco teatrale primario del «facciamo finta che adesso io sono»
Il gioco è fra due donne: Liza e Anna. È ancora un monologo e Sara si appoggerà ancora ad un accento da straniera dell'est, ma questa volta non sarà il russo bensì l'albanese. Liza e Anna sono due figure di donne che appartengono a generazioni diverse: Liza è la nipote, Anna la zia. Entrambe in Italia, stanno per incontrarsi per la prima volta dopo una lunga corrispondenza. Anna è una donna d'altri tempi legata ai valori, alla vita e alle cose pratiche; una donna che è, senza essersi mai posta il problema di chi è. Liza invece è una specie di Alice nel paese delle meraviglie: estremamente furba, fredda e scettica e pervasa dalle questioni legate all'essere e all'apparire.

Due figure agli antipodi che vivono sulla scena attraverso Sara, supportata dal ritmo che produrrà dal vivo il musicista Bob Callero suonando il suo Stick, (una specie di chitarra elettrica a 12 corde che si suona a percussione, capace di produrre molteplici sonorità): un bastone attaccato al corpo in verticale, suonato da pochissimi, che è stato definito il potenziale figlio di una chitarra elettrica e un pianoforte.

Sara Bertelà, un'altra attrice che entra a pieno titolo - e diritto - nel filone del nuovo teatro narrativo italiano (che annovera Laura Curino, Marco Paolini, Ascanio Celestini, Ennia), svela che tutta questa nuova esperienza è nata da un momento di solitudine. «Stavo per fondare una compagnia. Poi nel 2000 la prospettiva è affondata. Mi sono ritrovata sola e ho fatto appello alle mie sole personali risorse. Avevo questo forte desiderio di narrare, nato con l'aspirazione a fare teatro dopo un Riccardo III, visto a sedici anni. Dopo quello spettacolo, decisi che avrei seminato emozioni, dubbi, belle parole, spunti di riflessione». Oggi questa nuova chiave interpretativa maturata insieme al personaggio di Irina, questo accento dell'est, permette a Sara di parlare con i nervi scoperti, a fior di pelle, «è un modo semplice per avere pieno accesso alle mie emozioni. È il dono di Irina».

Sara è in un momento d'oro, che segna il suo ritorno a Genova, la città in cui lei si sente a casa, anche se è originaria di La Spezia. Da gennaio a marzo 2005 sarà di nuovo con il Teatro Stabile di Genova (dove ha frequentato la Scuola di Recitazione), in tournée con le repliche de L'alchimista (regia Juri Ferrini) e ad aprile al lavoro su L'illusion comique di Pierre Corbeille (regia Marco Sciaccaluga).

Potrebbe interessarti anche: , Giudizio Universale: la Cappella Sistina secondo Marco Balich , Artisti e progetti vincitori di #UBU40 accanto a quelli di Hystrio, Rete Critica e ANCT , Turandot: la trama dell'opera, tra un principe pirlone e donne con scarsa autostima , Acqua di colonia: il colonialismo italiano secondo Frosini/Timpano , Dall'Olanda il teatro-incontro in Perhaps All The Dragons dei Berlin