Magazine Giovedì 9 dicembre 2004

Disperata apatia

Le malinconiche liriche dello Sbarbaro del primo Pianissimo hanno qualcosa di famigliare, qualcosa di estremamente commovente, qualcosa di straordinariamente attuale, ed è facile individuare questo qualcosa nella centralità del tema dell'apatia.
Non è forse questo il male oscuro della civiltà del benessere? Non siamo forse noi, figli degli anni ottanta, dilaniati da questo virus?

Chi può dire di non essersi mai trovato in quello stato di malinconica indifferenza al tutto? Chi può dire di non aver mai pensato "voglio il dolore che m'abbranchi forte e mi collochi al centro della Vita"?
Perché il dolore, come la gioia, è sublime (inteso nel senso romantico del termine) e l’apatia è miserabile e tenta di essere sempre più miserabile, credendo, erroneamente, di potersi tradurre in dolore.
Il messaggio che mi viene trasmesso da Sbarbaro è, in definitiva, una ricerca disperata di calore, quel calore che, pur presente nel dolore, è assente nell’indifferenza, morte cosciente, morte priva dell’oblio che speriamo da essa.

Ritengo che l'utilità insostituibile della poesia ai fini dell'educazione, ma soprattutto ai fini della maturazione spirituale dell'individuo, stia proprio nel far comprendere che "altri hanno già provato quello che provi prima di te" parafrasando Guccini, utilità tanto più importante se finalizzata a far accettare, se non a far amare, un’ arte che rischia di non uscire indenne da un tempo che disprezza, o ignora, tutto ciò che non crea profitto.

Massimiliano Murgia

Pianissimo
di Camillo Sbarbaro
Euro 16,53 - 168 pp
Marsilio, 2001

di Laura Calevo

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