Concerti Magazine Giovedì 2 dicembre 2004

Derozer‑Genova: colpo di fulmine

Magazine - Sono una colonna del punk-rock italiano da più di dieci anni, ma hanno allargato da tempo le proprie frontiere ben oltre i confini nazionali. Veri animali da palco, i hanno pubblicato lo scorso settembre il loro ultimo album - Di nuovo in marcia - e lo presentano sabato 4 dicembre - alle 18 – presso la Fnac di via XX Settembre. In serata, poi, il loro concerto allo Csoa Zapata. Abbiamo sentito Sebi, chitarrista ormai storico e anima del gruppo.

Allora. Innanzitutto, in marcia verso cosa? «Verso il futuro», dice Sebi, «e nel mio caso verso il ritorno alla musica, visto che un infortunio non mi permette ancora di suonare la chitarra». Lui ci sarà comunque, ma sul palco verrà sostituito da Andrea Spazza.
Di quest’opera ultima si dice che avete cambiato un po’ mira, soprattutto nei testi. Atmosfere più cupe e parole dure nei confronti delle piaghe che investono il mondo odierno. «Beh sì, mi piace dire che ogni nostro album è un’istantanea del momento in cui esce. E di questi tempi non si può non pensare alla guerra (La nuvola), all’inquinamento atmosferico, al consumismo sfrenato (Frenesia). Pensa, 20 anni fa una macchina durava in media 10 anni. Oggi è un continuo cambiarle. È tutto così». Il brano di apertura - Black Out - è stato ispirato da quei due giorni in cui il nostro paese è rimasto senza corrente: «Senza luce ci siamo ridotti a non poter fare nulla».

Il sound, invece, è quello di sempre: massiccio e incazzato, nonostante Sebi & C. non siano più dei giovincelli. Anzi, continuano a macinare 150-200 date all’anno, senza mai una sosta. «Da quando abbiamo deciso di vivere con la musica, abbiamo capito che dovevamo fare più date possibili. È per questo che suoniamo anche all’estero. Per tanti anni abbiamo anche registrato per un'etichetta tedesca (la ), ma quest’anno ce lo siamo fatti in casa». È perché in Italia non funziona il vostro genere? «A noi di questo non interessa granché. Quando abbiamo iniziato eravamo gli unici a fare punk-rock e ci guardavano come gli alieni. Allora – erano i primi anni ’90 – c’era solo hip hop e altre storie modaiole. Tanti gruppi si sono uniti e poi sciolti. Noi siamo ancora qui». E con una carriera di tutto rispetto, aggiungo io, tanto da finire su compilation internazionali del genere e tanto da suonare praticamente in tutta Europa. Insomma, l’Italia era troppo piccola per loro.
«Se avessimo voluto fare lo stesso numero di date in Italia avremmo dovuto fare tre o quattro concerti nello stesso posto in un anno».

Però… c’è un però. Ed è la mentalità. «Le etichette indipendenti fanno una fatica boia, ma la gente non se rende conto e preferisce scaricare da Internet», dice Sebi. Io sono convinto che ogni “scaricatore” che ama la musica arriva al punto in cui si rende conto che prendere le canzoni dal web e andare a comprare il disco siano due cose completamente diverse, e prima o poi tornerà al negozio. Però, nel frattempo, non è che i prezzi sono troppo alti? «Certo, ma i prezzi degli indipendenti non sono come quelli delle major. Un nostro disco costa sui dieci euro. Poi vedi i ragazzini che si lamentano dei prezzi indossare felpe da 120 euro. È questione di cultura».

Ma Sebi ha altre cose da dirci: è pazzamente innamorato di Genova. «Una delle città che mi piacciono di più in assoluto». Cosa ti colpisce della città? «Non so, è stato amore a prima vista, con questi vicoli che si tuffano in mare. Tutte le volte che veniamo a suonare facciamo nottata in centro. E negli ultimi nove anni non abbiamo mai mancato: al Matteotti di Marassi, a Granarolo nel primo Zapata, e poi ai Magazzini del Sale, dov’è tutt’ora».
Allora, arrivederci a sabato…

Potrebbe interessarti anche: , Vincenzo Spera: «Serve un programma europeo della musica dal vivo» , Don Ciotti, Bollani e Renzo Piano, esempi per il futuro del Belpaese , Sanremo 2018: Leonardo Monteiro con Bianca. Testo e pagella , Festival di Sanremo 2018, i 20 Big in gara e le Nuove proposte , Umberto Tozzi, 40 anni che Ti Amo Live e il tour

Oggi al cinema

Un piccolo favore Di Paul Feig Drammatico 2018 Ho bisogno di un piccolo favore. Mi puoi prendere Nicky a scuola? È questa la semplice, comune richiesta che l'affascinante Emily fa alla sua nuova amica Stephanie, prima di sparire senza lasciare traccia. Mamma single tuttofare, vlogger per passione... Guarda la scheda del film