Facciamo finta che tu sei la luna... - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Tosse Giovedì 2 dicembre 2004

Facciamo finta che tu sei la luna...

Magazine - Si può ridere guardando la danza?
Sì, senza dubbio.
Vi sembrerà strana, ma la risposta arriva dalla voce della verità per eccellenza: quella dei bambini.

, è uno spettacolo di danza contemporanea su testo (scritto da Simona Gambaro, che cura anche al regia). “Quando sono grandissima mi mangio la luna, mi ha detto un giorno mia figlia”, mi racconta Simona, “Osservando la fascinazione dei bambini per la luna e leggendo le molte fiabe che la raccontano, mi sono messa a lavorare sopra il testo. La versione che vedi è molto rarefatta rispetto all’originale, perché abbiamo voluto osare un po’ più sul corpo.”

Lo spettacolo, estremamente poetico, profondamente divertente, ma anche molto raffinato, è una coproduzione tra il e il Kikkabou Dancetheatre di Amsterdam. Una collaborazione che segna anche un ritorno a casa: quello di Manuel Rando. Danzatore e genovese, Manuel cinque anni fa ha deciso che la sua vita era la danza e si è trasferito in Olanda, poi a Bruxelles in Belgio. Oggi la sua base è lì insieme alla sua fidanzata norvegese, Rikke Baewert, che è anche la coprotagonista della suggestiva coreografia. “Il Belgio e l’Olanda sono terre di passaggio, essere lì significa essere proprio al centro di questo moviemento. Qui le cose sono un po’ diverse, anche per questioni geografiche l’Italia ha problemi di comunicazione, delimita certi confronti”.
Manuel torna tutte le volte che può in vacanza, ma questa è la prima volta che ci torna per lavorare anche se, l’anno scorso, non era tanto lontano: a Venezia alla Biennale della Danza dove ha presentato due lavori uno con Frederick Flamand e un asolo CYP17, (nome di una proteina produttrice di stress) una coreografia di André Gingras.

La musica dal vivo impreziosisce una performance di altissima qualità, una danza sinuosa e ironica, giocata in uno spazio spoglio, inventato dai corpi e dalla fantasia degli attori, che sull’onda del testo raccontano le stagioni, una storia d’amore, il ciclo della vita, il crescere, maturare e perire, la luna, il sole e la terra. Tutto questo, Manuel e Rikke riescono a farlo passare entrando nei panni dei bimbi, parlando di colori preferiti, facendo il gioco del “Ciao” a cui i piccoli spettatori partecipano a gran voce, poi il gioco delle scarpe, quello della terra e della casa, piccola piccola, e degli alberi e dei fiori: in una parola tutto il mondo prende forma e colore nella danza di Manuel e Rikke. E la musica? E le luci? Tutto dal vivo. Paolo Piano segue la coreografia, “non c’è niente di programmato, seguo l’azione”, racconta. I musici (Cosimo Francavilla e Tommaso Rolando), un po’ nell’ombra – “e là che devono stare”, ricorda Paolo, “se nò è uno spettacolo nello spettacolo” – suonano “quasi di tutto”, sostiene Cosimo, “usiamo davvero ogni cosa: il sassofono soprano, il contrabbasso, il low-whistle (flauto), il Glockenspiel (xilofono), il bongo (percussioni), i claves (legnetti), un richiamo per anatre, il tavolo, la voce e anche i muri. E poi usiamo l’elettronica, registriamo in tempo reale un motivo e lo mandiamo in loop, e si fischia anche. Altro non si fa per mancanza di spazio”.

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