Concerti Magazine Venerdì 26 novembre 2004

Lamento

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Siamo sempre pronti a lamentarci. Tirchi o parsimoniosi, noi genovesi abbiamo talmente a cuore la perfezione che non ci facciamo scappare occasione per dire la nostra su questo o quell’argomento. E poi, abbiamo talmente a cuore le nostre origini, che le ostentiamo con orgoglio ogni volta che ci troviamo in ambienti che non ci sono familiari.

Andiamo particolarmente orgogliosi di . Il poeta, l’anarchico, il cantante, possiamo chiamarlo come vogliamo, ma sarà sempre e comunque il genovese che è riuscito a portare alta la bandiera delle sue origini, e ci ha anche regalato quel piccolo inno locale che è Creuza de ma.

Altri cantanti non genovesi hanno parlato di noi. ha definito la nostra città “dai giorni tutti uguali”, guardandola con malinconia dai suoi occhi disillusi, ma incantati. Cosa intendesse con quel verso, non lo so. Forse, ma questo è un piccolo azzardo personale, posso provare ad immaginare che Genova conservi la sua anima tra le mura e i vicoli abbarbicati sul mare, e quando si ha l’onore e la gioia di perdersi nel suo intricato defluire, sembra che il tempo si fermi, ti prenda anche un po’ in giro, e i giorni magicamente scompaiono. Svaniscono. E la tua coscienza con loro.

È un piacere accendere la televisione, il martedì sera, e vedere i comici che accennano “Olidin Olidena” o “Ma se ghe pensu” in una trasmissione nazionale, quasi a voler far conoscere a tutta la nazione le loro origini, sapendo poi che quando citano “Corso Buenos Aires” il genovese medio subito vede quella splendida via che, con le luci natalizie, assume un aspetto ancora più intimo di quanto non appaia durante il resto dell’anno. Anche questo, in fondo, è orgoglio ligure. Orgoglio che ci portiamo dentro anche quando ascoltiamo che dedica una canzone a quelle fatidiche giornate del G8, quando il terrore e la follia si impadronirono delle vie di Genova e ci regalarono una popolarità che non avremmo mai voluto, non in quel modo, e di cui dobbiamo ancora curarci le ferite.

Ma “Piazza Alimonda”, splendida pagina musicale inchiostrata in un canzoniere colmo di pagine vuote, è lì per testimoniare che anche questo, è passato da noi. Accadono poi piccole avvisaglie che ci fanno sperare in un futuro migliore. Da poco, infatti, è in vendita nei negozi di dischi l’ultimo lavoro di Mauro Pagani, autore e cantante che collaborò con il nostro Fabrizio nella stesura di quel capolavoro già citato che è Creuza de ma. Era il lontano 1984. Sono quindi passati vent’anni. Ma le creuze sono ancora lì, a raccontare le loro storie di vita vissuta o solamente immaginata, a ricordarci che i giorni a Genova possono essere tutti uguali ma allo stesso tempo tutti diversi, come dopotutto sono i vicoli stessi.

La voce di Mauro è diversa da quella di Fabrizio, la sua interpretazione di quelle canzoni è melodica, e si fa fatica ad ascoltarle senza andare con la mente a quel disco di venti anni prima, a quella voce calda che ce le ha fatte amare e imprimere indelebilmente nella nostra memoria.

Inevitabile il paragone, anche se non vorremmo, anche se siamo felici lo stesso di rivedere sugli scaffali di un grande magazzino un disco che ci rappresenti in tutta la nostra genovesità. Mauro si scusa anche, nel disco, per la sua pronuncia magari non perfetta che potrebbe far storcere il naso ad un linguista puro. Ma noi passiamo oltre. Non ci badiamo. E allora di cosa ci stiamo ancora lamentando? Di niente. Di tutto.
In fondo, siamo pur sempre, e ancora, genovesi.

Pazuzu (con le zeta minuscole.. :) )

Nella foto: Mauro Pagani

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