Magazine Venerdì 19 novembre 2004

Dea del Caos

mentelocale.it vi offre un'altra grande anteprima. È l'ultimo libro di , giornalista romano della RAI, a Genova dal 1998. Vi presentiamo Dea del Caos, il sequel di Nero Italiano (2003), che sarà pubblicato nella primavera del 2005. Entrambi sono pubblicati dalla .
In un contesto storico completamente stravolto (Ciano governa fino al '75, L'italia del Nord è divisa in due...) continua la vicenda di Marco Diletti, cronista ormai in pensione.

Marco si era sempre chiesto come sarebbe stata la sua vita di pensionato. Se davvero si sarebbe ritrovato a fissare istupidito i lavori manuali. “Beh, eccomi servito, e con gli interessi" pensò, mentre, con un gesto incerto, si detergeva il sudore dalla fronte usando il fazzoletto che portava al taschino.

Twonk… Twangg… Twonk…! Twangg… Forse quel suono di terra smossa lo allenava un po’ alla morte. Presto per pensarci? Tra poco avrebbe compiuto sessantotto anni. Ben portati, oh sì, grazie a una vita da bambino mai cresciuto. Negli ultimi tempi, però, certi pensieri si erano fatti sempre più frequenti. [...]

Quella vita che la redazione, quante volte se lo era ripetuto, gli aveva succhiato via giorno dopo giorno, e che adesso invece gli appariva come una nuda impalcatura. Un po’ come i ponteggi che stavano montando quegli operai. Beh, sì, c’era Bianca. Sua figlia aveva adesso ventisette anni, e gli era subentrata al lavoro grazie a una sapiente opera di diplomazia. [...] Si guardò intorno: Genova, la città che era diventata sua. Le facciate dei palazzi nobili in via di restauro, le strade, un cantiere a cielo aperto. Grandi cose si stavano facendo nella capitale della Repubblica Democratica. Repubblica Democratica Cisalpina, questo il nome completo di quella curiosa astrazione che era diventato un bel pezzo di Nord-Ovest dell’Italia.

Erano passati i tempi grami, quelli in cui gli sventurati abitanti di Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Lucchesia e Lunigiana avevano dovuto fare i conti con l’austerità e la penuria di materie prime. Erano stati gli anni eroici: quell’Italia che il fascismo aveva continuato a tenere in mano indisturbato dal 1922 al 1975, aveva finito per spezzarsi. Prima in due, poi in tre, dopo l’ingloriosa quanto tardiva fine del regime di Galeazzo Ciano.

Curioso Duce, l’ex Conte di Castellazzo. Prima fedele genero di Benito Mussolini, poi avversario implacabile della Germania fino a convincere il suocero a rimanere neutrale nell’agosto 1939. Una decisione che Mussolini confermò poi nel giugno del ’40, coi tank nazisti a Parigi. Dal ’40, osservò Marco, era cominciata l’irresistibile ascesa di Ciano. Considerato come l’artefice dell’estraneità italiana al conflitto più devastante di tutti i tempi, il Ministro degli esteri del Fascismo era il candidato ideale a succedere a Benito Mussolini, quando questi morì improvvisamente nel 1944, in seguito a un attacco di cuore, appena un mese dopo che Adolf Hitler era stato disintegrato dalla bomba di von Stauffenberg. [...] Poi, pian piano, Ciano aveva anestetizzato l’Italia. Con il suo stile bonario e mondano aveva appianato i contrasti. Aveva portato il Paese alla periferia dell’Europa. Al riparo da tutto, sì, compreso ogni tentativo di modernizzazione. Fino al 1975. Anno fatale: muore in Spagna Francisco Franco, ed è come stappare una bottiglia di spumante calda: la schiuma ne esce a fiotti. Ciano è vecchio e stanco, e nuovi protagonisti scalpitano per emergere.

Il pensiero di Marco andò di nuovo a lei, come molte volte era stato negli ultimi ventinove anni. Maria De Carli, l’astro fulgido in un ormai smorto firmamento in orbace. Alla fine del 1975, la gerarca più dura del regime, ex evoliana e, si diceva, sempre più vicina a posizioni neonaziste, scalò con facilità tutti i gradini del potere. Ciano stesso, intimorito, le diede sempre più spazio, svuotando il regime, fino a inventarsi un post-fascismo con un Parlamento ed elezioni, facendo tornare in Patria gli esuli politici.

Stavolta, però, l’equilibrista cadde. Sotto le pallottole dei terroristi, che cominciarono a uccidere i gerarchi più isolati, e sotto il fuoco ancora più ardente dei progetti di Maria De Carli, che puntava a fare dell’Italia già fascista un alleato dell’Unione Sovietica. Un nuovo patto Ribbentrop-Molotov, al quale si oppose proprio la Germania post-nazista del presidente Albert Speer. Così, nel 1976, il vecchio Duce Galeazzo Ciano fu infine portato a Berlino da una divisione aviotrasportata tedesca. La Reichswehr sventò il colpo di stato dei radicali del regime. Maria De Carli rimase uccisa nel bombardamento di alcuni quartieri di Roma da parte della Luftwaffe. Ciano, lui si sarebbe spento in totale solitudine sette anni dopo, a Weimar, poco prima del suo ottantesimo compleanno.

Giampietro Stocco

Nella foto: Galeazzo Ciano
di Daniele Miggino

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