Venti pollici - Magazine

Attualità Magazine Venerdì 19 novembre 2004

Venti pollici

Magazine - Leggi gli altri di Giuliano Galletta

Ricordo una scena del Maigret di Gino Cervi in cui lui e Andreina Pagnani sono a tavola e il commissario si serve una porzione di gelato preparato dalla moglie. Il gesto di prendere il gelato, con quel minimo di difficoltà legato alla solidità del dolce, dura qualche minuto, un tempo interminabile per i ritmi televisivi attuali.

La lentezza è certamente uno dei segreti dell'enorme successo degli "sceneggiati" degli anni Sessanta (molti dei quali curati dall'allora produttore Rai Andrea Camilleri), ispirati al personaggio di Simenon, uno dei più celebri della letteratura poliziesca, e non solo. Era quasi scontato che l'ombra del Maigret cerviano pesasse sulla nuova versione mandata in onda, con una buona dose di coraggio, da Canale 5 e interpretata dall'ottimo Castellitto. Si trattava infatti di confrontarsi con un vero e proprio mito della televisione italiana - rinverdito nel corso degli anni da infinite repliche e videocassette - e il risultato ben difficilmente si poteva sperare all'altezza del modello. Per diversi motivi. In primo luogo la straordinaria modernità della recitazione della coppia Cervi-Pagnani (spesso affiancati da straordinari comprimari del livello di Gianmaria Volonté o Sergio Tofano), i tempi della narrazione cui ho già fatto cenno e che permettevano allo spettatore di immergersi nella vita quotidiana del commissario fin nei minimi gesti, la scenografia opportunamente dimessa e infine il bianco e nero, elemento quest'ultimo che si è caricato, nel corso del tempo, di un'irresistibile forza di seduzione.

La nuova fiction è stata egregiamente recitata sia da Castellitto che dalla Buy, ma complessivamente ha peccato di una certa fissità, aggravata da una scenografia calligrafica, quasi da museo del modernariato. Interpreti e regista hanno tentato - riuscendoci solo in parte - di aggiungere elementi di "modernità" ai personaggi e alle storie puntando sui toni drammatici e riducendo il clima di "casalinghitudine" tipico di Cervi. Alla fine però il risultato ha perso in naturalezza e credibilità.

Giuliano Galletta

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