Il dialogo tra culture in un convegno - Magazine

Attualità Magazine Giovedì 18 novembre 2004

Il dialogo tra culture in un convegno

Quando la cultura fa la differenza è il titolo del Convegno internazionale che si terrà a Genova, dal 19 al 21 novembre (Sala del Consiglio Provinciale - Largo Lanfranco, 1). Si parlerà come spiega il sottotitolo, di Patrimonio, arti e media nella società multiculturale. Un’idea partita da un comune sentire del comitato scientifico, costituito da universitari (Simona Bodo, Carla Bodo, Eugenio Buonaccorsi e Maria Rita Cifarelli), che "osserva un’Italia attenta al discorso delle culture autoctone”, come spiega Simona Bodo, “mentre la vede poco impegnata sulle questioni poste dai nuovi flussi dell’immigrazione, che si manifesta con un ritardo evidente delle politiche locali e nazionali. Certo sono in atto iniziative, ma in genere sono poco coordinate, scarsamente diffuse a livello di comunicazione e tra loro restano un po’ slegate. Il convegno è articolato in tre sessioni, con relatori provenienti dall’Italia e dall’Europa, e prevede un momento spettacolare altamente esemplificativo dell’interculturalità con l’Orchestra di Piazza Vittorio al Teatro Cargo di Voltri, sabato 20 alle ore 21. La domenica è dedicata ad una tavola rotonda dal titolo Arte e altro. Pratiche creative e contaminazioni culturali a cui sono stati invitati alcuni artisti che si esprimono nei diversi linguaggi e che hanno fatto un percorso di confronto e ricerca dentro le culture: Marco Baliani (autore e regista teatrale), Francesco Munzi (regista cinematografico), Calixthe Beyala (scrittrice), Mario Tronco (musicista), Carla Peirolero (attrice e ideatrice del Suq). .

Quale l'obiettivo di un convegno su un tema così complesso?
Principalmente è quello di sensibilizzare ad ampio raggio. Proporre una panoramica e puntualizzare il significato dei termini multicultura e intercultura, spesso usati a sproposito. La multiculturalità è la coesistenza tra culture, che hanno pari dignità. L’intercultura è la promozione di scambi tra le diverse culture.
Una sezione del convegno è dedicata all’analisi delle prospettive e potenzialità che questi due termini prevedono. Un utopia forse, quella del dialogo interculturale, ma si tratterà anche dei suoi limiti, dei modelli di intervento per superare la retorica e capire cosa si intende per vera competenza interculturale. Altro tema importante, affrontato nella seconda sessione, è quello della legittimazione democratica dei nuovi cittadini e un loro accesso alla cultura. Perché non sia più un optional quello di creare opportunità, ma un dovere proporre iniziative culturali anche ai nuovi cittadini. Tema della terza sessione: i media. Ad oggi le ricerche riferiscono il persistere sui media di un’immagine dell’immigrato ambigua e limitata. Il dibattito dovrebbe affrontare questa situazione, ma anche considerare l’accesso degli immigrati ai giornali a livello di produzione.

Tra i relatori si nota una forte presenza di inglesi. Non è pericoloso guardare all’Inghilterra come modello, dal momento che si occupa della questione da secoli e per certi aspetti rappresenta un po’ un giardino dell’Eden?
Se è vero che ci sono esperienze molto interessanti, non è però altrettanto corrispondente alla realtà la definizione di giardino dell’Eden. Tutt’ora infatti certi comportamenti fanno fatica a radicarsi nella vita quotidiana. Non sempre le esperienze di certi paesi sono così consolidate come sembrano. Lo dimostrano anche gli episodi di attualità che ultimamente hanno minato l’immagine persino della supertollerante e integrata Olanda.
Comunque i relatori sono stati selezionati non in base alla loro nazionalità, ma per le loro competenze sulla materia: sono studiosi, funzionari di istituzioni, professori universitari, rappresentanti di fondazioni o associazioni attive nel dialogo tra le culture. Ci sono due indiani, una greca due relatori provenienti dai balcani. Forse la propensione verso l’Inghilterra è determinata da un dato di fatto, ovvero un contesto favorevole che permette di vivere e lavorare dentro queste tematiche.

Quale futuro ipotizzate? Un solo convegno forse rischia di restare una goccia in un deserto.
Ne siamo consapevoli e aspettiamo di verificare le risposte dei partecipanti. Speriamo di trovare degli interlocutori politici, soprattutto a livello locale, a cui fornire spunti di riflessioni e buone pratiche per spingere gli operatori a realizzare altri eventi di questo tipo o a mettere in atto politiche specifiche su questo fronte.

L’articolazione delle tre giornate è interessante. È raro che a dibattiti di una certa portata si affianchino spettacoli teatrali e tavole rotonde aperte ad artisti.
L’abbiamo pensato così fin dall’inizio. Abbiamo sempre pensato che il momento teorico fosse importante, ma c’è stata anche sempre la consapevolezza che fosse necessario dedicare un momento particolare agli artisti che lavorano sul campo e, in questo senso, lo spettacolo dell’Orchestra di Piazza Vittorio è un’occasione unica per dar la parola agli artisti: esemplifica al meglio il discorso dell’interculturalità. Anche la collocazione della tavola rotonda al Castello D’Albertis è fortemente voluta.

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