Kontakthof : ballerini a 70 anni - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Corte Giovedì 18 novembre 2004

Kontakthof : ballerini a 70 anni

Magazine - Kontakthof mit Damen und Herren ab ’65
Coreografia e regia Pina Bausch
Scene e costumi Rolf Borzik
Interpreti Jakob Andersen, Rosemarie Asbeck, Lore Duwe-Scherwat, Jutta Geike, Inge Glebe, Gunter Glorfeld, Peter Kemp, Gerd Killemr, Anke Klammer, Werner Klammer, Thea Koch, Dieter Linden, Ernest Martin, Heinz Meyer, Brigitte Montabon, Renate Nickisch, Heinz Nolle, Klaus Rubert, Edith Rudorff, Barbel Scanner-Egemann, Hannelore Schneider, Margarita Schwarzer, Alfred Siekmann, Ursula Siekmann, Reiner Strassmann, Margret Thieler

Tanta era l'attesa in città per lo spettacolo cult di Pina Bausch che vede in scena 26 interpreti di età compresa tra i 58 e i 70 anni che debutta stasera, 18 novembre, al Teatro della Corte e replica venerdì 19 e domenica 21, alle 16. Ballerini non professionisti per una coreografia che è la Bausch alla massima potenza espressiva.


Prima di tutto vorrei rispondere alla domanda che, con insistenza, si aggirava tra le poltrone della platea, provocando le risposte più diverse.
La domanda: "chi sono i protagonisti-danzatori di questo spettacolo?"
Risposta: qualcuno sosteneva che si tratta degli stessi interpreti della versione originale, la coreografia del 1978. Qualcuno invece spiegava, di fronte a facce incredule, che le Damen und Herren ab '65 sono frutto di un'audizione e relativi provini esclusivamente rivolti a non-professionisti, svoltasi nel paese di Wuppertal.
Entrambe le risposte hanno una loro veridicità, ma è la seconda quella definitiva.

Era un sogno della Bausch riportare sulla scena Kontakthof con gli stessi interpreti a distanza di anni, invecchiati. Non potendo realizzarlo, anni fa modificò il suo progetto. Decise di fare un omaggio alla città di Wuppertal, sede del suo Tanztheater. Fece dunque uscire un'inserzione, a cui risposero circa 150 persone, rigorosamente non professioniste, appunto, come richiesto. Gli attuali 26 eccellenti interpreti, che a tutto fanno pensare fuorché a non-professionisti, sono il frutto di una severa selezione. Criteri di scelta: la musicalità del corpo e la presenza scenica naturale. Il lavoro si è protratto e affinato lungo un intero anno e ha debuttato a Wuppertal nel 1999. "La storia doveva finire lì", mi racconta colei che oggi interpreta il ruolo della Divina: Josephine Ann Endicott, nell'edizione del '78. Eppure da quel momento in avanti lo spettacolo ha affrontato un'impressionante tournée (in Italia è arrivato un anno fa, a novembre, al Teatro Comunale di Ferrara). La nuova Divina mi racconta la sua storia e anticipa che a dicembre lei lascia.

"Siamo di Wuppertal, io e mio marito, abbiamo sempre avuto una grande passione per il lavoro della Bausch. Abbiamo visto tutte le sue coreografie. Così quando ci fu l'audizione, non pensai di presentarmi, ma semplicemente di entrare nello spazio dove Pina creava i suoi lavori. Andai, pensando di confondermi con le tante persone intervenute. La seconda volta mi misi anche a fare qualche esercizio, per non dare nell'occhio. Ad un certo punto mi sentìi prendere per un braccio. Era Pina. Mi disse: "Tu, vai là" e mi spedì tra gli Eletti."
È un lavoro duro, racconta, e per farlo è stata costrettta ad abbandonare la sua professione: lavorava nel sociale come pedagoga. Nello spettacolo lei racconta la storia della Endicott, una grande danzatrice. È lei che l'ha seguita e allenata per tutta la preparazione dello spettacolo.

Lo spettacolo.
È una bellezza per gli occhi. 11 uomini e 14 donne (vestite di rasi dai molti colori) volteggiano, camminano, ballano, si rincorrono, giocano e si fanno i dispetti in una stanza da ballo che ricorda un po' quegli spazi dismessi, dal sapore antico di fasti superati. Una grande sala bianca, spoglia ma elegante, con un teatrino sul fondo, sopraelevato per proiezioni; le sedie di legno scuro sono disposte lungo il perimentro, così come un pianoforte e un cavallo a monete, chiara eredità di una giostra. Uno spazio metateatrale che è anche un luogo di festa.
Entrando e uscendo dalla sala, muovendosi in gruppo o a coppie, gli interpreti raccontano un'età e i suoi bisogni, desideri, difetti e comportamenti in un clima giocoso, ironico. Ogni quadro coreografico fluisce nell'altro con estrema continuità: gli amori, le gofferie, la caducità del corpo e le cadute, simulate ma possibili, raccontano i grandi temi della vita, senza ombra di pietismo. Non c'è ipocrisia, la naturalità espressiva di ogni interprete, il suo essere in scena così com'è, restitutisce tutta l'intensità della terza età della vita, con estrema dignità. Certo, il confronto dei corpi femminili e formosi con il cavallino a monete parla di un tempo che fu, che la nostalgia e la sfrontataggine non possono recuperare: salirci è un'esperienza deludente.

Ma il pettegolezzo al microfono delle due prime donne, rivolto alla coppia di coniugi goffi o verso il signore attempato che puzza, hanno il sopravvento su ogni velleità di finzione. I piedi dolenti per il ballo sfrenato, le confessioni di amori che furono, il gioco di schiaffi in due tempi, con gli uomini prima seduti e le donne al muro e viceversa, svelano vizi e leziosità, restituendoci un ritratto crudo ma non triste di una generazione e forse di una classe sociale. Tutto si concretizza nella veridicità di un gesto volgare, il dito che fruga tra i denti, di una signora affascinante e ben vestita.
Nessuno è esente. Tutti partecipano e si mostrano nella verità dei loro corpi, movimenti simili riprodotti da corpi diversi, ognuno vittima di un qualche acciacco o postura ormai insanabile.

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