Concerti Magazine Giovedì 18 novembre 2004

Silvia Puttinati & Voice of Harold

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Line up: Silvia Puttinati (voce), Massimo Zaffonte (chitarra), Federico Cecioni (basso), Giovanni Andrei (batteria).

Una voce dolce, delicata, e quell’atmosfera acustica un po’ country che fa sognare l’ascoltatore…
Ciò che contraddistingue il lavoro di Silvia Puttinati è la particolarità della sua musica.

La "protagonista" del cd Voice of Harold è una voce pulita ed un po' trascinata (stile Dido...) e le fa da spalla un gruppo davvero interessante i “Voice Of Harold” (appunto), abili tecnicamente ed in grado di eseguire virtuosismi rendendoli parte integrante della melodia e non facendoli pesare sul filo conduttore dei brani.

Il primo pezzo prende il nome di "Zhen", reso interessante dal contrasto tra le note stridenti della chitarra ed il ritmo regolare di voce e batteria; le due parti si ricongiungono nel ritornello in cui pare che la voce non voglia "osare" tonalità troppo alte.

Questo elemento colpisce positivamente l’ascoltatore che aspetta con trepidazione che la voce smetta di trascinarsi ma ciò accade solo nel ritornello, per un breve tratto, in quanto la strofa riprende e prosegue a ritmo regolare fino alla fine.

Segue "Drowning", la traccia che ho preferito per la componente acustica degli strumenti, centrale all’inizio ma fondamentale anche a fianco di una chitarra piuttosto distorta e ad un’altra che “assoleggia” nel bel mezzo della strofa.

Voglio ora fare un salto di due pezzi e passare alla descrizione di “State Of Mind Recommended: Patience”, l’inizio è simile a quello di “Drowning” nonostante la parte cantata attacchi immediatamente senza giri di strumenti ad introdurla, ma l’elemento davvero interessante è il ritornello tutto da ascoltare con il suono che definirei “cotonato” prodotto da una voce mai “urlata” ma sempre tenuta al limite.

Facendo un passo indietro, precisamente alla traccia 3 troviamo “DVD”, un energico pezzo con un sound piuttosto “American School” ma con una differenza sostanziale: ancora una volta la voce ci ricorda che il prodotto è MADE IN ITALY ma possiede una carica particolare ed infatti dall’inizio alla fine è assolutamente coinvolgente.

La traccia successiva si intitola “7th Floor”, un brano lento, fortemente acustico con un inzio stile Corrs e le parole “6th goes on the 7th floor…” che procede fino al ritornello; quest’ultimo, non so per quale combinazione di note, mi ricorda inevitabilmente parti di pezzi dei Radiohead nonostante l’obiettivo emotivo della band sia differente.

Il cd si chiude con “Start”, una lenta ballata con voce in posizione predominante ed un vago alone “country” alle spalle.

Un lavoro molto interessante e particolare essendo in grado di creare quell’atmosfera rilassante, soft che riesce a farti chiudere gli occhi per cercare di carpire il più possibile di quello che gli artisti hanno voluto trasmettere e che hanno racchiuso con così tanta cura nel loro lavoro.

Vale

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