Magazine Mercoledì 17 novembre 2004

Confessioni di Dante Sgranò

Magazine - Bel modo di andarsene. Intendo dire lasciare questa vita, lasciarsi tutto dietro, entusiasmi, illusioni, piccole conquiste, idiozie, insensibilità varie, amarezze, bastonate, sconfitte, riprese, croste esistenziali, tutto. Lasciarsi dietro tutte le chiacchiere, incluse le mie, ché tanto non servono a niente.
Un’emorragia cerebrale: un forte mal di testa, una decina di minuti incasinati, ma comunque neanche sufficienti a spaventarsi veramente, a rendersi conto di cosa sta succedendo, e ti sei tolto il fastidio!
Mischiavi colori e a volte frequentavi il Caravella tanto per bere un caffè e per proporre una versione di te stesso, l’unica, che non tutti trovavano comprensibile e qualcuno non sopportava proprio.

Certo, a volte esageravi! La fissazione a voler spiegare il pointelloise di Paul Seurat a Vito, l’imbianchino, ad esempio, per convincerlo a dipingere un’appartamento con quella tecnica. O le tue “fughe” mistiche su sentieri sui quali Sonia, a cui li proponevi corteggiandola, non avrebbe mai fatto un solo passo.
Quella sera eravamo nella casa di campagna di Tunin per una delle tante bisbocce in compagnia: un Carnevale, se ricordo bene.
Quando rientrai in casa dopo una breve passeggiata per schiarirmi la mente dai fumi del vino, vidi lo Squalo che piangeva e Cristina, la sua donna, che cercava di consolarlo carezzandolo.
- Cosa è successo - gli chiesi.
- È morto Bruno...- e la sua voce si perse in un singhiozzo.
Scavai la terra con le unghie, piangendo e vomitando il mio dolore fino a che Alessio mi sollevò di peso, mi diede un ceffone e mi urlò in faccia:
- Adesso basta! Ti sei fatto male abbastanza! -
Poi mi tenne stretto tra le sue forti braccia di camionista fino a che le mie lacrime non si furono asciugate.

Perchè parlo di te? Ma perchè pensando a lei, a Elizabeth, mi è tornato in mente Nat King Cole. E tu, Bruno, mischiando i colori ti disperavi cercando ciò che potesse dare luce a quella tua particolare emozione. Quando infine trovavi la combinazione cromatica che ti placava, sulle labbra ti fioriva un sorriso enigmatico e cominciavi a cantare a bassa voce:
- It was fascination, I know, and it may have ended right then at the start. Just a passing glance, just a brief romance…-
Velluto! Come la sua pelle, come le sue labbra, come certi suoi sguardi, come i suoi sospiri nella mansarda di Abercrombie Lane.
Li vedi? Passeggiano, Guglielmo e Pipino, fanno finta di non avermi visto! Non vogliono mettermi in imbarazzo.
Loro non sanno tutta la storia: si sono fermati a lei che, presa dai rimorsi, è tornata a casa con il marito.
Mi sembra quasi di sentire il loro logico commento.

Logico dal loro punto di vista, che del resto era anche il mio, fino a qualche settimana orsono:
- Ha giocato con il fuoco e si è bruciato. -
Verità: mi sono bruciato! Ma il fuoco non è solo calore, è anche luce! Ed io ho finalmente visto la luce!
Niente di metafisico, intendiamoci, nessun sollievo mistico è venuto ad alleggerire i miei giorni.
Magari sono stati gli psicofarmaci con cui mi hanno imbottito a Rozelle, in Psichiatria, a darmi una mano a schiarire la dolorosa nebbia del ritrovarmi nuovamente solo.
Forse sono state le lunghe ore trascorse legato con due cinghie di cuoio al lettino della stanzetta, lottando con tutto me stesso contro la rabbia montante per questa vita che mi aveva dato un altro calcio nel culo.

Continuavo a chiedermi qual'era lo scopo di mantenere un lavoro, una famiglia, un sistema di convenzioni di cui da anni ormai, non mi interessava più niente. Poi, quasi a rafforzare quest’abbozzo di idea, sono tornati a galla quei vecchi schiribizzi adolescenziali che mi raccontavano di un uomo libero, senza legami, senza autorità alle quali sottostare, senza responsabilità, se non quella della mia personale dignità. Ed anche questa libera, matura, sorda ai giudizi ed alle morali della gente. Allora ho deciso di saltare il fosso! Ed eccomi qua, al Circular Quay, un barbone fra tanti altri: lascia pure che dicano, tanto non me ne frega niente!
L’unica preoccupazione che ho è quella di stare attento a non far trasparire troppo che finalmente, per la prima volta nella mia vita, sono sereno. Non capirebbero, avrebbero paura: quando sei diverso, libero, trovi sempre qualcuno che ha paura di te. E la paura è madre della cattiveria, della violenza.
Ed anche tu, velluto, a forza di accarezzarti, ormai ti sei logorato e della tua passata carezza, alle mie dita sporche di strada non resta che un vago ricordo:
- ...just a passing glance, just a brief romance...-

Danilo Sidari

di Laura Calevo

Potrebbe interessarti anche: , Peccato mortale di Carlo Lucarelli: un altro intrigo da risolvere per il commissario De Luca , Le Quattro donne di Istanbul: un romanzo suggestivo e commovente di Aişe Kulin , MiniVip&SuperVip. Il Mistero del Viavai di Bozzetto: il cinema si fa fumetto , Il segreto del faraone nero, una nuova stoccata letteraria di Marco Buticchi , Auguri Andrea Camilleri! Lo scrittore compie 93 anni, la recensione del Metodo Catalanotti

Oggi al cinema

Tutti lo sanno Di Asghar Farhadi Drammatico, Thriller Spagna, Francia, 2018 ... Guarda la scheda del film