Magazine Martedì 16 novembre 2004

In ricordo di Guido Rossa

Magazine - Colpirne uno educarne cento
di Giancarlo Feliziani
Lumina editore
Prezzo: Euro 13.50

La commozione di Erika Della Casa, vicedirettore del SecoloXIX, scaturita incontrando persone perse di vista da tantissimi anni alla presentazione del libro di Giancarlo Feliziani, è la giusta introduzione per evocare un periodo della nostra storia. Storia amara, crudele e ricca di avvenimenti troppo presto dimenticati. Erano in molti lunedì sera, da Feltrinelli, ad ascoltare le testimonianze di quei giorni, che come dice Claudio Burlando nel suo intervento ci hanno fatto invecchiare di colpo tutti.
Gli argomenti toccati dal libro sono molti anche se si propone soprattutto di raccontare la storia di un uomo, Guido Rossa, che come dice la nota di copertina: ‘non era un eroe, ma semplicemente un uomo giusto’.

Erika Della Casa rammenta come siano passati 25 anni dall’assassinio di Guido Rossa e oggi, in un mondo totalmente cambiato, nel libro ci si ritrova con quegli anni difficili da raccontare: «Come si fa a scrivere oggi, come mi è capitato di leggere sul ‘il Manifesto’, che ritorna il ’77? Perché ci sono stati degli espropri? Bisogna ricordare che allora degli uomini presero delle pistole per uccidere». Il libro tocca un nervo ancora scoperto nella società. Ricorda il ‘senso dello Stato’ da conquistare e il ‘senso di colpa’ del sindacato da superare. Per Burlando il libro riesce a far conoscere i molti aspetti della vicenda mettendo insieme i diversi piani della realtà di allora. Innanzitutto c’era una classe operaia forte con un valore del lavoro e della fabbrica molto marcato. In quei tempi dire ‘il partito’ o ‘il sindacato’ bastava, non bisognava aggiungere il nome. Erano quelli. Questo caratterizzava Genova: c’era una continuità con la Resistenza, con i fatti degli anni ‘60 e poi i ’70; c’era quella coscienza matura che portò a sconfiggere, proprio partendo da qui, le Brigate Rosse. Quella coscienza farà fallire il fenomeno di quel terrorismo. Erika Della Casa ricorderà che le BR cercarono di nascondere la loro responsabilità dell’uccisione di Guido Rossa. Ci furono telefonate al Secolo XIX di brigatisti per smentire l’uccisione da parte loro. Un delitto vigliacco e perdente politicamente che decreterà la fine dell’ambiguità della posizione: né con lo Stato, né con le Brigate Rosse. Decreterà la fine di quell’avventura criminale.

Giorgio Boratto

Nella foto: la copertina del libro

di Laura Calevo

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