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Attualità Magazine Giovedì 11 novembre 2004

Magazine - Yasser Arafat (1929-2004)

Questa volta è morto davvero. Con Arafat se ne va uno degli ultimi grandi leader del XX secolo, una di quelle persone capaci di riassumere nel loro nome tutte le problematiche e le vicissitudini di cause grandi e complesse. È stato grandissimo come capo guerrigliero e simbolo della lotta e del popolo palestinese. È stato vero uomo di stato quando con Rabin e Peres ha accettato, firmato e fatto accettare gli accordi di Oslo - lo ricordo nelle immagine televisive sorridente, visibilmente contento, tendere la mano a un Rabin piuttosto accigliato.

Fu un momento davvero storico, emozionante, pieno di speranze e promesse, così come il suo arrivo a Gaza nel '94. L'uccisione di Rabin, l'elezione di Nehtanyahu e i continui tradimenti israeliani degli accordi insieme alle grandi difficoltà materiali di vita del suo popolo e al montare dell'onda islamista (altro suo merito il laicismo del suo movimento) hanno affossato le speranze di raggiungere una pace giusta e duratura ed hanno intaccato il suo carisma e la sua lucidità.

Al Fatah non ha saputo convertirsi da movimento di lotta a organizzazione istituzionale e di governo e Arafat ha commesso il suo errore più grande a Camp David, rifiutando le offerte di Barak e spianando la strada all'arrivo di Sharon. Infine, i lunghi mesi di prigionia e assedio cui è stato costretto - grande vergogna per lo stato di Israele - sono stati lo specchio dell'incapacità del mondo a indirizzare verso una pace giusta la questione mediorientale.

Matteo Zacchetti