Nessuna via d'uscita - Magazine

Teatro Magazine Mercoledì 10 novembre 2004

Nessuna via d'uscita

Magazine - No Exit, da "A porte chiuse" di Jean Paul Sartre
regia Antonio Viganò e Julie Stanzak
con cinque attori della compagnia Oiseau Mouche (Roubaix- Francia)
D.verse - Festival Internazionale per le Diverse Abilità - 4 ott - 26 nov

Quando uno spettacolo è ben fatto va detto.
Dosando prosa e danza, movimento e parola gli attori della compagnia francese Oiseau Mouche (Roubaix) presentano uno spettacolo estremamente convincente, catturano il pubblico nella trama narrativa mutuata da J. P. Sartre. Nonostante molti in sala soffrano il confronto con la lingua francese, la partecipazione resta altissima, mentre ci si allunga a destra o a sinistra, per cogliere le sparse traduzioni simultanee. Beati sottotitoli, all’anglosassone.

Ma torniamo allo spettacolo: una scena essenziale, non povera, piuttosto direi stilosa, è l’ambiente metateatrale - per l’uso di poltroncine rosse – in cui un divertito regista, quasi carnefice, gioca con l’esistenza di quattro uomini e una donna. Strappati dalla loro posizione appollaiata e contemplativa, un po’ congelata, i quattro uomini vengono letteralmente tirati giù con corde che suggeriscono cordoni ombelicali da recidere, per essere imprigionati in uno spazio: “da cui non c’è via d’uscita, in cui non è possibile chiudere gli occhi, neppure per un momento”. Un “inferno”, diranno spesso gli attori, “anche se senza torture”, dirà il carnefice-giullare, dove a momenti di tentata fuga, se ne alternano altri volti a costruire un quotidiano, altri tesi a creare opportunità d’incontro con gli altri abitanti, altri ancora di coalizione in un tutti-contro-uno, mentre a turno si cambia ruolo. Un girotondo riflessivo, ballato sullo sfondo di musiche francesi, in cui ci si interroga sulle grandi questioni dell’esistenza umana: la solitudine, la soggettività dell’esperienza, il rapporto con l’altro, il conflitto, la paura con i suoi tanti volti, l’essere in quanto “essere percepiti”.
“Cos’avete da guardare? Perché mi fissate?”, queste le domande che provengono a più riprese dal palco, insieme ad un improbabile invito: “dai venite, unitevi a noi”.

Il testo originale “Huis clos”, di Sartre è del ’43, quindi molto precedente all’affermarsi di Samuel Beckett e del suo teatro in Francia, eppure molti e forti sono i riferimenti ai suoi testi. L’unica donna in scena, ad esempio, è una versione mobile di Winny, di Oh les Beaux jours. Non è immobilizzata ed è alla disperata ricerca di uno specchio, bandito da questo non-luogo di costrizione ma, al pari della Winny beckettiana, tutta la sua ricchezza è la sua borsa, colma delle sue piccole gioie quotidiane: i soldi, la lima, i fazzoletti e il rossetto, ingredienti personali per la sopravvivenza. Lo spazio stesso, senza via d’uscita, tutto bianco, o quasi, ricorda la narrativa breve di Beckett degli anni ’60, quando in Imagination morte imaginez, descrive una “rotonda tout blanche, dans la blancheur”, o ancora quando più tardi si inventa l’universo autosufficiente di Le dépeupleur o ancora quando titolerà una delle Foirades, Se voir in francese e Closet Space in inglese.

Tra Sartre e Beckett, questa straordinaria compagnia stabile, sostenuta dallo stato francese, proprietaria di un suo spazio (Le Garage a Roubaix), costituita da persone con diverse tipologie di disabilità, costruisce con estremo rigore uno spettacolo che è anche in gran parte coreografia, e che ci rimanda tutto il vigore e l’espressività del teatro contemporaneo di ricerca, quello che prevede un pubblico non apatico con cui instaurare un contatto.
Un teatro poetico e non polemico, un lavoro di grande raffinatezza e precisione che non vuole sconvolgere, stupire o stravolgere, semplicemente raccontare. Sfruttando appieno tutta l’espressività che il palcoscenico prevede, gli Oiseau Mouche superano la parola e ci conducono dentro le singole e molteplici storie dell’umano.

Il Festival continua con Ritratti, della Compagnia Lenz Rifrazioni (Parma), il 18-19 novembre al Teatro H.O.P. Altrove, con Filottete H di Maccabeteatro Compagnia La Girandola, il 23 novembre al Teatro Garage e, chiude, con il convegno del 26 novembre al Teatro Modena D.verse Abilità e teatro, a cui segue, alle 21, la performance/seminario Emplacement Reservé, alla Biblioteca dell'ex Ospedale Psichiatrico di Quarto (GE)

Nella foto: alcuni momenti dello spettacolo

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