Magazine Martedì 23 gennaio 2001

Quattro rose, parte seconda

Magazine - Dai risultati del sondaggio su Leggi l'articolo tanti sono curiosi di conoscere il seguito di "Quattro rose".


Si muove così, non per una intenzione nascosta, ma come se a muoverlo fosse una brezza di mare oppure una sua interna allegria. Io straripo di voglia, ma non sono infoiato. E non ho bisogno di pensare per sapere quel che devo fare. Da fare non c'è che una cosa, una sola: venire, venire nel senso di sborrare...sborrare con la doppia erre come piace a lei...E' da quando Camilla mi ha piantato...due anni e dodici giorni...che non me lo tocco. E' da allora che non me lo sfioro neanche perché me lo sento spellato vivo, che urla al solo contatto dell’aria.
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Non creda che mi sia dimenticato di ringraziarla. Mi lasci finire questo discorso, poi farò il mio dovere.
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Ho perso il filo. No, non il filo. Ho perso l'abbrivio. Mi succede spesso.
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E' che, nella mia mente, devo aver fatto due o tre passi avanti e ho avuto paura che mi assalissero di nuovo gli sforzi di vomito… Ora è passato.
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Insomma me lo son scrollato… No, detto così non dà l'idea. Non rende minimamente il concetto.
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Mi scusi, per ripartire debbo indietreggiare... Corro dietro a quel culo, dietro quella visione di culo, quella apparizione di culo, il culo che ondeggia leggermente in orizzontale, mentre la mia vista si muove in verticale, quel culo alto e luminoso, ridente e spensierato, due chiappe che fanno un solo culo, è notte ma assomiglia a un miraggio, con l'aria che trema di luce tutt'intorno, cioè al culo, mentre io lo inseguo e ne sono risucchiato e straripo di ossigeno in tutte le cinconvolute...ma si dice circonvolute?...del cervello, e allora mi inginocchio sui sampietrini, nel buio e nel silenzio della piazza vuota, mi abbasso i pantaloni della tuta e comincio a allisciarmelo… Non so come succede agli altri, io quando me lo menavo, da ragazzino, ci andavo giù pesante, come se lui fosse un tocco di legno e la mia mano di gesso. Invece ora lui è sgusciante...ho detto sgusciante?...si va bene anche sgusciante, ma volevo dire guizzante, sì, lui è sgusciante e guizzante, e la mano non è più ingessata, ma io sento le dita a una a una, sento tutte le falangi e tutti i polpastrelli, e il palmo è caldo e morbido, come una passeretta vellutata, la sua passeretta lepegosa che non vuole lasciarmene dentro neanche una stizza, la sua passeretta che tetta e ruscella… e muoio dalla voglia, ma non ho fretta, non ne posso più, ma lascio che sia lei a comandare...Finché a un'ultima scossa e a un ultimo sussulto...chiappe negli occhi e passera nel palmo della mano, le sue, la sua...vengo.
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No, come non detto. Ritiro la parola. Detto così non dà la più pallida idea...
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Forse ci sono...Non devo dire: "vengo". Devo dire: "comincio a venire"... Comincio a sborrare e sprizzare, vengo e spando, senza inceppo e senza fine, e so, senza sapere, che dentro non me ne resterà neanche una goccia, so, senza sapere che, fossero anche cinquanta vergini in fila, le ingraviderei tutte e cinquanta... Deve essere questo che mi ha tradito.
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Sono tutto sudato. Fa così caldo qui. Fra un momento il sudore mi si gelerà addosso.
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Sono nel mezzo di questo traboccamento senza fine, senza fine, che il braccio sinistro che è libero, così come la relativa mano, voglio dire la sinistra, che dio li maledica l'uno e l'altra, contro la mia volontà e totalmente ignari, braccio e mano, di quanto sta succedendo nella profondità del mio corpo e del mio cuore, braccio e mano, si drizzano verso il cielo, il dito, il medio, non l'indice, proteso verso l'alto.
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Luciano Angelino

Dal sondaggio collegato alla prima parte del romanzo il 69%di voi si è dichiarato curioso di leggere il resto, il 10% non ha gradito. Rispondete di nuovo al sondaggio: andiamo avanti?


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di Annamaria Tagliafico

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