Come si sviluppa l’intelligenza - Magazine

Cultura Magazine Lunedì 1 novembre 2004

Come si sviluppa l’intelligenza

Magazine - Anna Oliveiro spiega che l’intelligenza è multiforme: oltre quella verbale e quella logico-matematica, esistono quella visivo-spaziale, quella sociale, introspettiva, musicale e corporeo-cinesica. Diverse forme che sono comunicanti tra loro anche se in un individuo alcune possono prevalere su altre. La preminenza di alcune può essere determinata da fattori innati, ma anche esperienziali. All’idea astratta di genio, si contrappongono figure della storia (Mozart, Bach) dotate di intelligenza e talenti innati, che hanno raggiunto certi risultati anche perché seguiti da bravi maestri, supportati da forti preparazioni e dall’esercizio. È proprio l’esercizio una delle componenti fondamentali dello sviluppo.
È rischioso risolvere sempre i problemi ai nostri figli, fargli i compiti o lasciare che si attestino sul facile. Occorre stimolarli a mettersi alla prova, altrimenti li priviamo di grosse opportunità di crescita e apprendimento. Nella prima e seconda infanzia si concentrano le fasi cosiddette critiche dell’apprendimento, ovvero i momenti in cui il bambino è maggiormente predisposto ad imparare certe cose: dai 3 ai 6 anni si concentra lo sviluppo sociale; per tutta l’infanzia “fare e toccare”, significa anche pensare, quindi l’attività motoria è fondamentale, così come il gioco spontaneo che aumenta la produzione di una proteina nella corteccia cerebrale. Il recupero è sempre possibile, ma in seguito è sempre più laborioso. Gli anni prescolari sono dominati da fattori percettivi e si oscilla fra razionalità e magia. I desideri possono ancora avere la meglio sulla logica. È una specie di amalgama che consente di apprendere molto e in fretta, ma senza senso critico. È un apprendimento alla lettera, un’appropriarsi di sequenze comportamentali, senza capire. È intorno ai sette anni che la logica ha il sopravvento sul pensiero magico. Tuttavia resta la necessità di muoversi, toccare per consolidare gli insegnamenti verbali. A 8-9 anni è possibile tenere presenti più variabili contemporaneamente, ma è solo con l’adolescenza che si accede al pensiero astratto. Manca ancora però la capacità dialettica (per comprendere sfumature, eccezioni, punti di vista diversi), che arriva solo intorno ai vent’anni. Tutto questo è legato all’aspetto neurologico del cervello, che infatti continua a crescere fino ai 20/22 anni e rende i giovani più tolleranti

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