Come si sviluppa l’intelligenza - Magazine

Cultura Magazine Lunedì 1 novembre 2004

Come si sviluppa l’intelligenza

Magazine - Psicologia comportamentale e neuroscienze: due approcci complementari con cui Anna e Alberto Oliveiro hanno ciascuno affrontato nella conferenza – e nel loro libro Le età della mente – il tema dello sviluppo dell’intelligenza.
Insieme hanno spiegato che geni ed esperienza lavorano allo sviluppo cerebrale. La mente rispecchia il benessere del corpo e per tutta la vita è possibile plasmare l’attività cerebrale, ma ci sono ambiti che si sviluppano di più a seconda delle esperienze individuali e a seconda delle singole inclinazioni.
Alberto Oliveiro racconta che all’inizio degli anni ’60 si pensava che il cervello fosse un organo stabile, scarsamente modificabile e che le cellule fossero destinate a morire. Oggi si parla di un organo plastico il cui sviluppo è continuo e in cui ci sono aree dove i neuroni hanno capacità di rinnovarsi. Si considerano quindi pertinenti aspetti diversi dello sviluppo cognitivo, quelli del sistema nervoso e quelli di carattere più psicologico - comportamentale.
Grazie agli studi prenatali oggi siamo al corrente della precocità dello sviluppo in funzione delle esperienze. Già nelle ultime settimane di vita fetale il sistema nervoso risente fortemente delle informazioni che gli derivano dall’ambiente, un’osservazione che resterà valida per tutte le età della vita. È vero che dalla nascita in poi si perdono neuroni, ma in sostanza questo ha lo stesso significato di una potatura di un’enorme chioma, troppo densa, a cui il giardiniere dà forma. Le esperienze servono per stabilizzare i neuroni e metterli in contatto, dando vita alle sinapsi. Il rivestimento dei neuroni invece è un processo lento che termina tardivamente e che corrisponde al raggiungimento di una certa maturità e spiega, per esempio, perché gli adulti contengono meglio le emozioni rispetto ai ragazzi.
Molti aspetti dello sviluppo si generano da esperienze infantili apparentemente irrilevanti. Per esempio gli stimoli provocati sul neonato dalla visione e dai movimenti della madre, gli forniscono le basi sull’esperienza del tempo e sul nesso causa-effetto. Se la mamma entra nella stanza, il bambino si aspetta che accada qualcosa, per esempio che lo prenda in braccio o gli parli. Quella che appare come una passività del neonato in realtà è una fase estremamente attiva: sta facendo esperienze, che userà più tardi per altre applicazioni, come l’apprendimento del linguaggio. Un altro aspetto estremamente importante della nuova concezione del cervello è la plasticità cerebrale. Lo sviluppo e l’attività cerebrale è soggetta ad una variabilità individuale enorme e ad un’altrettanta ampia apertura agli effetti esterni.
Dal punto di vista cerebrale c’è una forte individualità anche nei cloni dove la variabilità neuronale è altissima. Certamente il sistema nervoso è simile, come nei gemelli omozigoti, ma la variabilità dei circuiti resta notevole, perché sono le esperienze e non solo i geni a definire forma e struttura del cervello. Quindi dalla vita intra-uterina alla vecchiaia, la mente e i comportamenti variano, così come il sistema nervoso. Si definiscono tappe della struttura del cervello, che spiegano diverse tappe della vita umana. La plasticità del cervello dura tutta la vita, però non si può paragonare quella di un giovane a quella di un anziano. Non esiste un blocco delle capacità dei neuroni a produrre sinapsi e a formare nuove memorie, specie se vicine all’interesse della persona anziana. È importante però mantenere una buona disponibilità all’esercizio fisico, perché il corpo sia in salute e il cervello ossigenato.

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