Magazine Venerdì 29 ottobre 2004

Proiezioni freudiane

Magazine - Io glielo avevo detto!
Ma lui no, che certe situazioni le aveva già vissute e sapeva come gestirsele... e bla bla bla.
Poi, per almeno tre mesi, non ci siamo visti.
L’altro giorno decido di scendere per due spaghetti con le vongole veraci.
In questi casi la scelta è obbligata: Pipino Gautier!
Entro e Pipino mi accoglie, facendomi accomodare con la solita cordialità napoletana.
Mi guardo attorno: nessun conoscente con cui scambiare quattro chiacchiere.
Pipino accoglie la clientela e la fa accomodare: in uno dei suoi passaggi fa una breve sosta al mio tavolo:
«Qui la cosa è tranquilla, guagliò! Quando hai finito ci facciamo quattro passi e ’na sigaretta!».
Bello il Circular Quay assolato, con la gente che passeggia rilassata, gli artisti di strada che si esibiscono, le coppie di innamorati, i bambini.
Parliamo di musica, di arte, di gastronomia, a volte di sport e di belle donne.
Siamo all’altezza del terminal marittimo, quando i miei occhi si posano su una figura rannicchiata a terra, capelli arruffatti, barba incolta, abiti sdruciti e un pezzo di cartone con la parola HELP scritta a caratteri cubitali: un mendicante.
Un bimbo getta una moneta e lui alza per un attimo il viso per ringraziare.
Un attimo sufficiente a farmi riconoscere l’amico Dante Sgranò.
Istintivamente muovo un passo verso di lui, ma sento la mano di Pipino stringermi il gomito e trattenermi:
«Dove vai? Stai qua, non farti vedere: lo imbarazzeresti troppo. Andiamo che ti racconto», sussurra con tono confidenziale.
Ci fermiamo all’Ocean Club per un caffè:
«Cosa è successo, come ha fatto a ridursi così», chiedo.
«Ehhh, caro Guglielmo, in giro si sussurra che sia per una donna», lascia cadere lì con noncuranza.
«Nooo! Non mi dire!», balbetto io, «magari quella tipa con cui lo vedevo fare il cascamorto, australiana, sposata, quella, come si chiama, quella Elizabeth, si Elizabeth!».
«Eh, chilla, chilla...», conferma Pipino.
«Lui andava in giro», comincia a raccontare, «dicendo che a sua moglie voleva ancora bene ma che ormai, si insomma, che ormai non ci aveva più sfizio. Un bel giorno capita al ristorante con questa Elizabeth. Elegante lei, nel suo tailleur amaranto, i capelli biondi ben acconciati, gli occhi chiari e vispi, il sorriso furbo, i tacchi alti, le gambe nervose. Me la presenta come un’amica, ma dopo i discorsi che gli avevo sentito fare...», fa cadere la frase.
«E poi cosa è successo?», lo incalzo io.
«Guarda Gugliè, gli è stato detto che sembrava un pò troppo preso con chissa femmena, considerando che teneva famiglia. Ma lui ci rideva in faccia!
Le cose poi si sono sviluppate e un bel giorno lui ha preso in affitto un monolocale a Balmain ed è andato a vivere da solo, perchè, così mi disse, voleva indietro la sua libertà», conclude scuotendo il capo con perplessità.
«La storia andava avanti e ormai i due si facevano vedere in giro liberamente e facevano progetti per il futuro. Ma il diavolo ci ha messo lo zampino ed è successo che il marito di lei si è ammalato gravemente e lei, spinta dal rimorso e dalla ritrovata consapevolezza, dopo la sbandata, della solidità del sentimento che nutriva per il consorte, ha scaricato Dante», conclude.
«Vabbè», ammetto, «tutto a rotoli e in poco tempo, ma ridursi così», replico ancora incredulo.
«Eh, caro mio, non si scherza coi sentimenti! Chillo faciva ‘o guappo ma è rimasto inguaiato! Si vede che tutta sta guapperia non la teneva!».
«Dopo due o tre cazzate commesse al lavoro, l’hanno cacciato via; pare che abbia provato a tornare a casa ma la moglie non ne ha voluto sapere e insomma... la sera dell’Anzac Day, ad Australia Square, dopo essersi ubriacato, ha fatto una sceneggiata con tanto di spogliarello, bagno nella fontana e pianto finale quando la polizia è arrivata a prenderlo».
«L’hanno ricoverato a Rozelle, in Psichiatria: tremende crisi di nervi e psicofarmaci a volontà. Ora, da circa due settimane, lo vedo ogni giorno lì, a chiedere l’elemosina», conclude sconsolato.
«Pipino, ma noi non possiamo fare niente per lui?», mi informo.
«Il direttore di St. Vincent viene a mangiare da me e un posto per dormire, con discrezione, glielo abbiamo trovato!».
«Tu, guagliò, quella moretta coi capelli corti, con quel faccino furbo e la figura piccola ma ben proporzianata, lasciala stare: statte accuorto, che anche tu tieni famiglia...», mi apostrofa seriamente.
«Andiamo Pipino, che sennò faccio tardi in ufficio», rispondo abbassando gli occhi per nascondere il disagio che mi ha provocato il suo avvertimento.

Danilo Sidari

di Daniele Miggino

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