Magazine Mercoledì 27 ottobre 2004

La sporca storia di Sepúlveda

La sera del 26 ottobre, a Genova, c’è un appuntamento importante. presenta al la sua ultima fatica di autore.
La sala è piena e sul palco, assieme allo scrittore, ci sono Pietro Cheli, Bruno Arpaia e Giorgio Scaramuzzino, lettore appassionato dei brani raccolti in Una Sporca Storia.
L’incontro è un ritrovo di amici: tre sedie, una bottiglia di vino su un tavolino, un leggio e un pubblico che, nonostante la partita del Genoa e il raffreddore, è presente.

Arrivando a teatro penso a Bobo, il personaggio di Sergio Staino che, arrivato in Sud America per una vacanza, fa di tutto per vedere il suo scrittore preferito.
È una vita che aspetto di incontrare Sepúlveda, sono anni che ho voglia, come Bobo, di incontrare l’autore capace di accostare così bene lettere, parole, pensieri. Lo scrittore, esule e giramondo è l’autore - tra le altre cose - de La gabbianella e il gatto o del vecchio che leggeva romanzi d’amore, testi che hanno accresciuto il mio amore per la lettura e la mia passione di scrittore. Magari avessi l'occasione per dirgli grazie.
Il nuovo libro è una raccolta di pensieri volanti scritti nei Moleskine nei due anni compresi tra il gennaio 2002 e il marzo 2004. «Il moleskine», scrive lo scrittore cileno nel primo brano, «è un taccuino con la copertina nera che mi accompagna sempre e in cui riverso i miei dubbi, i miei stupori e le mie rabbie di ogni giorno». Si passa dal gioco, dallo scherzo amaro, come quello in cui l'autore riflette sui dati statistici a cui spesso si riduce la quotidianità, alla rabbia per un Paese - il Cile - rovinato da una dittatura capace di «spegnere l’anima di un Paese assieme alle vite dei dissidenti». Nel corso della serata c’è il tempo per scherzare, ma a denti stretti, di parlare di revisionismo e di dittatori trasformati in star da fiction e in padri puliti e premurosi, come se questo cancellasse gli abusi politici. Una sporca storia parla anche delle menzogne di un ex primo ministro, Mr. Ansar (Aznar), e della Madrid sporca di sangue dell’11 marzo 2004.
Il brano Venite a vedere il sangue per le strade è uno sfogo scritto mentre nella capitale spagnola si consumava il più grosso attentato che l’Europa ricordi. Il racconto è crudo, carico di orgoglio per un popolo solidale che è più forte delle bombe. Scaramuzzino lo legge, commosso. Il pubblico applaude rompendo il silenzio che segue le ultime righe: «Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, bagnateci le mani e scrivete "PACE" su tutti i muri della terra».

Finisce l’incontro ufficiale e l’autore si presta al rito della firma dei testi. Tra una foto, una stretta di mano e un sorriso riesco ad avvicinarmi. Cerco qualcosa di intelligente da dirgli. Lui mi guarda e io dico: «Per Francesco» porgendogli il libro. Ci penso un po’ e capisco che mi basta. È andata meglio a me che a Bobo.
Nella striscia di Staino lui, Sepulveda, neppure lo incontra.

Nella foto: Luis Sepulveda
di Francesco Cascione

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