Magazine Martedì 26 ottobre 2004

Incontro con Abraham Yehoshua

Magazine - A tributare un omaggio ad Abraham Yehoshua, il grande scrittore israeliano che presentava il suo ultimo lavoro dal titolo: Il responsabile delle risorse umane, al Teatro della Corte, lunedì 25 ottobre, c’erano davvero tanti genovesi. L’ospite era attorniato sul palco da Alessandro Repetto, presidente della Provincia di Genova, dal giornalista Sergio Buonadonna, presidente del circolo culturale i Buonavoglia, che con la Provincia era il promotore dell’evento, 10 scrittori sulla rotta di Genova: provincia d'Autore, il direttore de La Stampa di Torino Marcello Sorgi, l’assessore della Provincia Maria Cristina Castellani e infine Elisabetta Pozzi affermata attrice di prosa genovese.

La presentazione dello scrittore è stata di Sergio Buonadonna che ha sottolineato la polifonia dell’autore con cronaca, saggi, storia e racconti di un popolo che è quello della diaspora. Yehoshua è soprattutto uomo della ragione e del dialogo, della pace, del richiamo alla responsabilità nella scrittura e dell’appello al superamento dell’antisemitismo e del sionismo con il conseguente stato religioso. Ha iniziato a parlare del libro Maria Cristina Castellani che, in breve e con puntualità, ha detto le sue impressioni ricavate dalla lettura: la ricerca di sé attraverso la scoperta dell’altro. L’alterità, lo straniero, come viaggio verso la propria individuazione. Una sintesi perfetta. Tanto azzeccata da far dire a Yehoshua…adesso possiamo andarcene. Naturalmente ridendo.

La parola è quindi passata a Marcello Sorgi, che come direttore del quotidiano cui collabora Yehoshua, ha detto: «Usiamo gli occhi di Yehoshua per guardare quella parte del mondo; quel conflitto sanguinoso tra palestinesi e israeliani come si concluderà? Come interpreta questa giornata storica che vota al Parlamento Israeliano il ritiro da Gaza e vede Peres d’accordo con Sharon?». Yehoshua ha risposto subito dicendo di non voler parlare di politica – prima di tutto separiamo letteratura e politica - quindi ha invitato a leggere La Stampa all’indomani. Vorrebbe parlare solo del libro ma alcune considerazioni le fa: «Gli artisti vedono sempre meglio dei politici; vedono gli aspetti morali e reali che gli altri non vedono. Io, quello che si vota oggi, lo avevo chiesto tempo fa a Sharon che mi rispose, mai. Anche a Peres lo dissi e mi disse che non era possibile fare una cosa del genere. Oggi si fa. Per questo dico che bisogna applicare gli accordi di Ginevra».

Ma veniamo al libro. Per Yehoshua questa storia nasce da un atto di terrorismo che colpisce indiscriminatamente bambini, donne, uomini, senza ragione, senza che siano obiettivi ragionati e questo comporta una risposta di difesa che cancella ogni traccia di morte; cancella con l’atto terroristico perfino l’identità delle vittime: la morte diviene anonima. Il giorno dopo gli attentati, se non dopo poche ore, tutto torna pulito e normale. La storia è il racconto dell’indifferenza alla morte e quindi anche alla stessa vita.
Il libro racconta di Julia Regajev, morta in un attentato a Gerusalemme. È un’operaia cristiana addetta alle pulizie in un panificio industriale, cui nessuno si accorge della scomparsa, neppure il responsabile delle risorse umane, il capo personale della ditta che l’aveva assunta. Questo particolare porterà il responsabile delle risorse umane dell’azienda ad intraprendere un viaggio alla ricerca dell’identità della vittima arrivando perfino ad innamorarsene. Una passione che si compie in tre atti. Un viaggio nato per rimediare ad una piccola colpa, quella superficialità e indifferenza verso una donna, diventa un viaggio verso il recupero di una umanità perduta.

Dopo gli interventi di Buonadonna e ancora di Sorgi e Repetto ecco che Yehoshua arriva ad un complimento: «Non mi è mai capitato di assistere ad una così approfondita lettura del libro; ora non so se è Genova, comunque se non trovate lavoro siete tutti assunti come critici letterari…». Yehoshua forse dice così anche ironicamente, poiché c’è la paura di raccontare tutto il libro fino a non interessare più il pubblico. Ma no, il pubblico risponde con un applauso. Allora dopo le letture di Elisabetta Pozzi di alcune pagine del libro, ancora Yehoshua racconta: non è un caso che Julia sia cristiana; per risolvere il conflitto, cui Gerusalemme è il cuore, serve il popolo cristiano, serve una parte terza che riesca a fare uscire la città come punto d’incontro di tutte le religioni monoteiste del mondo. Gerusalemme è per la spiritualità un centro del mondo. Aiutateci a mettere d’accordo questi due popoli stupidi, palestinesi e israeliani. Yehoshua dice che non vuol parlare di politica, ma poi cosa c’è di più politico di una risorsa umana? Cosa c’è di più rispondente per superare una guerra della politica? D’accordo che poi i politici sono un’altra cosa, ma l’invocazione è Politica. Grande Politica. Grande Yehoshua.

Giorgio Boratto

di Laura Calevo

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