Concerti Magazine Lunedì 25 ottobre 2004

È arrivato il 'dottor Sax'

Magazine - All’incirca quarant’anni fa, un giovane sarto nato a Castelcivita, vicino a Battipaglia, partiva per l’America. Aveva diciassette anni. Suo padre era americano di nascita, un orfanello adottato da una famiglia italiana emigrata negli States. Poi la famiglia era tornata in Italia, con il figlioccio. Il nostro piccolo sarto era nato in provincia di Salerno, ed ora faceva la strada nell’altro senso. Così inizia la storia di Emilio Lyons: una leggenda vivente, il più grande accordatore di sax del mondo, amico di grandissimi jazzisti come Stan Getz, Sonny Rollins, Phil Woods, Benny Carter. E come in tutte le favole che si rispettino, tutto cominciò per caso…

Emilio in questi giorni è a Genova, grazie a Salvatore Gallina, un sassofonista che tre anni fa, su Repubblica, ha letto un articolo sul “dottore dei sax”. Siccome le coincidenze a volte sono segni del destino, Salvatore ha alcuni parenti a Boston, dove Emilio esercita la sua professione “medica”. Va a trovarlo e il gioco è fatto. Per l’occasione è stata organizzata una festa di tre giorni al Dixieland (via Quarto 14, 010 3762175): in tre sere – da martedì 26 a giovedì 28 – si alterneranno sul palco del locale alcuni tra i migliori musicisti jazz dei dintorni.


Inoltre, da oggi – lunedì 25 - fino a sabato 30, Emilio accoglierà tutti i sassofonisti che vorranno farsi curare lo strumento, in un’officina allestita per l’occasione nella Chiesa di San Siro a Nervi. Nella stessa Chiesa verrà allestita in quei giorni una mostra di sassofoni d'epoca del collezionista pavese Mimmo Gianni.

Ma insomma, signor Lyons, come si diventa il “dottor sax”? Emilio è un personaggio da vedere. Parla con quell’accento napoletan-yankee che si ritrova in molte figure cinematografiche. «Ci vuole onestà», dice, «e sincerità, sia per gli strumenti che per le persone. Io ho iniziato per caso. Dovevo diventare sarto. Poi sono entrato come garzone al Rayburn Musical Instrument di Boston». In quel tempio del sax ora vengono da tutta l’America per cercare lui. Ma guardate come partì. «Era un periodo di magra e il mio capo non voleva che stessi senza fare nulla, così mi diceva “fai qualcosa! Chennesò, prendi quel sax e smontalo”. Non sapevo nemmeno da dove iniziare, ma poi lo feci». Emilio prendeva lezioni di clarinetto, suonicchiava. Poi un giorno conobbe Stan Getz.

Si ricorda quando venne al negozio? «Non venne lui. Mi chiamò il suo manager e mi disse che dovevo riparare il sax di Stan. Io gli dissi che non ne volevo sapere. Troppa responsabilità. Ma anche stavolta alla fine accettai». E poi? «Poi mi richiamò il manager dicendo che veniva a prendere lo strumento, e io gli risposi che se non veniva il Signor Getz, il sax restava a casa mia». Dopo un po’ di tiramolla, Stan Getz va a riprendersi il suo sax a casa di Emilio. Lo prova, gli va a genio. Quando sta per andarsene, Emilio gli chiede se vuol bere un bicchiere di vino e mangiare qualcosa. «Lui ci ha pensato un po’, poi ha detto “ok!”». Da quel giorno diventano amici per la pelle. Tanto che Getz ha persino suonato al matrimonio della figlia di Emilio.

L’asso nella manica di Lyons è un intuito particolare nel rapporto con i suoi clienti. «Bisogna andare oltre il rapporto di clientela», dice. Già, onestà, sincerità, amicizia e passione per il proprio lavoro. «Vedi, anche in questo caso, io non sono venuto a Genova per riparare dei sax. Voglio che anche qui nascano altri Emilio». E indica Giuseppe Formisano, giovane riparatore genovese tornato a casa dopo aver girato molti laboratori, in Italia e in Europa.

Gli aneddoti si sprecano. Come quella volta che Sonny Rollins prova un sax appena riparato e dice che va benissimo. Ma Emilio sente che c’è qualcosa che non va e lo implora di farglielo ricontrollare. «C’era una molla rotta! E pensare che la sera dopo aveva un concerto a New York. Quella volta mi ha salvato Dio». Oppure quell’altra volta che Phil Woods fa una scala alla velocità della luce e gli dice: «Emilio, c’è il Do diesis stonato». «Caspita», ricorda Emilio, «aveva ragione». Anche i Lyons sbagliano.
Ma ormai è nell’Olimpo degli accordatori. Tutti lo stimano, tutti lo cercano. E lui li fa sentire sempre a proprio agio. «Sonny Rollins, per esempio, è uno che consuma di più i tamponi della mano sinistra, ma li vuole cambiare tutti insieme. Così un giorno gli ho detto: "Senti Sonny, io ti cambio solo quelli consumati, ma vedrai che ti sembreranno tutti uguali". Mi ha dato retta e si è trovato benissimo».

Se volete incontrare il “dottore”, farvi curare il sax, o semplicemente farvi raccontare qualche storia, sapete dove andare: A Nervi o al Dixieland.

Nella foto: Emilio Lyons ascolta Claudio Capurro. Alla fine sentenzierà: "è molto bravo!"

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