Magazine Sabato 23 ottobre 2004

Non abituatevi al terrore!

È possibile che una persona scompaia nel nulla, senza che nessuno si ricordi di averla incontrata, conosciuta, addirittura assunta, e cerchi di capire dov’è finita? Secondo Abraham Yehoshua sì, ed è attorno ad una simile vicenda che ha costruito il suo ultimo romanzo, Il responsabile delle risorse umane (Einaudi, euro 17,00, pag. 258). Una storia che racconta il travaglio interiore di chi si rende conto che la "normalità" dell'orrore (la quotidianità con cui le persone scompaiono, muoiono, saltano in aria) normale non è, anzi è assurda. Lunedì 25 ottobre – alle 17.30 - al Teatro della Corte, in un incontro organizzato dai Buonavoglia e dalla Provincia di Genova, lo scrittore israeliano presenterà proprio questo suo nuovo romanzo. Intervengono Marcello Sorgi, direttore de “La Stampa” e Sergio Buonadonna, giornalista, letture di Elisabetta Pozzi. Martedì 26, invece, Yehoshua sarà al cinema Ritz alle ore 16.30.
Nato a Gerusalemme nel 1936, è tra gli scrittori più noti al mondo. Tra i suoi romanzi si ricordano: L’amante (1977), Un divorzio tardivo (1982), Il Signor Mani (1990), Viaggio alla fine del millennio (1997), La sposa liberata (2001).

La storia raccontata dallo scrittore israeliano è ambientata in uno scenario attualissimo – Gerusalemme – ed ha uno scopo morale oltre che letterario: è un atto d’accusa contro l’aura di “normalità” che avvolge una situazione tremenda, quella del Medio Oriente.
Il j’accuse di Yehoshua, però, non è rivolto tanto contro il terrorismo in sé (il che va da sé), quanto contro questa assurda "abitudine all’assurdo" (scusate il gioco, ma rende bene). Il messaggio è, a grandi linee, questo: abituarsi all'orrore non è certo il modo migliore per farlo cessare. Rendersene conto potrebbe, invece, aprire nuovi scenari di comprensione.

La storia
Una donna muore in un attentato nel centro di Gerusalemme. È senza documenti e nessuno la reclama, nemmeno l’azienda per cui lavora. La stampa locale si accorge della dimenticanza e lancia forti accuse contro la società. Il responsabile delle risorse umane deve, a questo, rimediare al danno d’immagine ricevuto, e si occupa del cadavere. È in questo momento che avviene la svolta fondamentale della vicenda. La coscienza dell’uomo viene presa da un profondo senso di colpa: cerca di immaginare il passato della donna, non riesce a farsi una ragione del fatto che non l’abbia mai considerata. Finisce per provare un sentimento d’affetto, quasi d’amore, per quello che ormai è un corpo senza vita i cui resti sono dentro una valigetta.

Il libro è dedicato a Dafna, un’amica di Yehoshua morta in un attentato. Dafna era sempre in prima linea in tutte le manifestazioni pacifiste che hanno avuto luogo in Israele. È morta in un caffè.

Nella foto: Abraham Yehoshua
di Daniele Miggino

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