Un UFO a Palazzo Ducale - Magazine

Mostre Magazine Giovedì 21 ottobre 2004

Un UFO a Palazzo Ducale

Magazine - «È arrivato a Genova all’improvviso, proprio come un UFO». Così introduce l’ultima installazione della mostra . A metà tra un disco volante e una grossa balena, l’ultima fatica di Mariko Mori è stata inaugurata nell’atrio di Palazzo Ducale giovedì 21 ottobre.
In realtà sono già alcune settimane che, all’altezza dell’ingresso di piazza Matteotti, c’è un certo movimento: lo strano oggetto è stato costruito giorno per giorno. «I materiali, provenienti da New York, sono giunti a Genova all’interno di grossi contenitori di legno», dice ancora Celant, «in tutto le scatole erano circa 27».

Guardandola dall’esterno, è subito chiaro che l’installazione vuole offrire ai visitatori un modo nuovo di intendere l’opera d’arte. Ed è l’alta tecnologia a farla da padrona. Wave UFO, questo il nome dell’installazione, fonde la computer grafica con la spiritualità attraverso l’interpretazione delle onde cerebrali.
«In questo mio lavoro ho badato alle forme e, soprattutto, allo spazio inteso come spazio mentale», spiega Mariko, anche lei giunta a Genova in “versione futuristica”, con quel suo vestitino bianco e quei capelli raccolti in due codini. Un po’ zen e un po’ principessa Leila, l’artista giapponese ha sottolineato che «grazie al genovese Cristoforo Colombo sappiamo che il mondo è uno solo: sarà l’unità a portare l’armonia di cui abbiamo bisogno. Dedico, dunque, questo lavoro a tutti noi che condividiamo il pianeta Terra, per la nostra reciproca comprensione, libertà e uguaglianza».

Per entrare nell’UFO bisogna togliersi le scarpe. Le scalette bianche introducono il visitatore all’interno dell’installazione: una navicella spaziale vera e propria. Dentro, c’è spazio per tre persone, che vengono fatte adagiare su un divano di Technogel. Poi lo spettacolo ha inizio: la video proiezione – della durata di 7 minuti – sul sovrastante soffitto a cupola ha dell’incredibile. Ogni spettatore, proprio come nel più classico dei film di fantascienza, indossa un insieme di elettrodi che due ragazze vestite di bianco attaccano con il gel sulla fronte dei visitatori. In questo modo è possibile raccogliere dati sulle onde cerebrali. Tali informazioni sono immediatamente trasformate in immagini visive, che corrispondono all’attività del cervello e che vengono proiettate sullo schermo. I lobi del cervello hanno la forma di due bolle in movimento. Anche i loro colori cambiano continuamente: blu significa rilassamento e meditazione. Rosso vuol dire invece tensione, agitazione. Magari emozione. E chi non si emozionerebbe nel provare un’esperienza simile? L'impressione è infatti quella di vedere con i propri occhi le linee del pensiero. Un gioco divertente, ma anche un modo per riflettere e scoprire se stessi.

Attenzione, però: lasciate perdere se soffrite di claustrofobia o se avete un bypass. Non possono entrare nell'UFO nemmeno i bambini non accompagnati da un adulto. La seconda parte della proiezione consiste in una sequenza video creata dalla Mori, dal titolo Connected World, che collega l’esperienza individuale a quella universale. Bolle colorate vengono proiettate in un universo a cui tutti, almeno all’interno dell’opera, sentono di appartenere.

Nella foto in alto: L'UFO nell'atrio di Palazzo Ducale.
In basso: Germano Celant e Mariko Mori nel corso della conferenza stampa

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